Il colpo di De Rossi, scelte da rivedere e il Var spento: a Genova una sconfitta sanguinosa per Gasp
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La sconfitta più lunga del mondo. Parafrasando il meraviglioso racconto di Osvaldo Soriano “Il rigore più lungo del mondo”, che dura una settimana, il sanguinoso ko contro il Genoa di De Rossi (tu quoque fili mi), ci sembra la fotografia più calzante per raccontare quello che è successo a Marassi. Dove la Roma del Gasp ha incassato la nona sconfitta in campionato che ha rimesso in gioco, e di brutto, quella qualificazione Champions che è l'obiettivo stagionale dei giallorossi. Perché crediamo di non dire un'eresia, sostenendo che il gol di Gatti del pareggio nel recupero della sfida contro la Juventus dove a dodici minuti dalla fine i discepoli di Gasp erano avanti di due gol, in qualche misura sia stato scomodo compagno di partita nei novanta minuti genovesi con Vitinha nel ruolo del difensore della Juventus.
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Una settimana dopo, le conseguenze di quel pareggio si sono viste in campo pure contro il Genoa, con una Roma incapace di dimenticare quello che poteva essere e non è stato, di essere se stessa fino in fondo, di mettersi alle spalle quella delusione, di ripartire nella consapevolezza di avere comunque un vantaggio importante sulla concorrenza, di capire che comunque il destino era nelle sue mani, indipendentemente da quello che era successo nella sfida contro la Juventus.
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Il risultato è che ora è tutto da rifare, come avrebbe detto Gino Bartali, con dieci partite di campionato da vivere con il cuore in gola, un'Europa League da onorare con l'obiettivo di arrivare in fondo, con una rosa che continua a perdere pezzi soprattutto nel reparto offensivo dove Malen è sempre più solo, con un'aria di disfattismo totale che, come sempre, è una prerogativa dell'ambiente romanista, capace di esaltarsi o deprimersi come nessun altro al mondo.
C'è la necessità adesso che quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, a cominciare da Gasperini che deve ritrovare lucidità nelle scelte (a Genova perché Ghilardi in panchina e Celik braccetto? Perché in campo Tsimikas e Venturino? Perché Pellegrini sempre e comunque titolare?) per una Roma che comunque rimane in corsa anche se ha perso quel vantaggio che poteva consentirle di giocare con un minimo di serenità in più.
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Poi, al netto di tutto quello che abbiamo detto, c'è anche una questione arbitrale che di certo a Genova non ha convinto. Tra il fallo laterale invertito dal quale è poi scaturito il gol vittoria del Genoa e il possibile rigore (sul risultato di parità) per un fallo di mano che il Var (Mazzoleni) non ha neppure richiamato, la Roma ha diritto di alzare la voce. Ma è una storia antica che da queste parti si conosce fin troppo bene. Da questo i giallorossi traggano la forza per andare a giocarsela nelle prossime partite. L'obiettivo è ancora possibile.