«Chi non può cambiare idea non può cambiare nulla», scriveva il premio nobel George Bernard Shaw. E chissà che Spalletti, da accumulatore seriale di pensieri quale è sempre stato, non si sia appuntato pure questa massima su uno dei suoi quadernetti. Quelli che sfoglia, di tanto in tanto, quando sente il bisogno di ridare linfa ai suoi principi esistenziali. Certo è che - una volta salito in corsa a bordo del treno bianconero - non poteva immaginare un’exploit simile da parte del suo capitano, Manuel Locatelli. Del resto, fino a qualche tempo fa, non correva proprio buon sangue tra i due. “Colpa”, soprattutto, di quell’esclusione inaspettata all’Europeo del 2024, con Lucio che, all’ultimo, preferì convocare al suo posto Fagioli, rimasto fermo nei precedenti 7 mesi per via della squalifica per il caso scommesse. Scelta accolta con amarezza da Loca, con quel post nero - polemico - pubblicato sui propri canali social.
Locatelli e Spalletti si sono riscoperti
Da lì la freddezza reciproca dei primi giorni trascorsi insieme alla Continassa, superata poi - un passo alla volta - nel corso degli ultimi mesi, in cui Locatelli è diventato a tutti gli effetti uno dei principali punti di riferimento del tecnico bianconero. Non solo in termini tattici. I confronti tra i due sono all’ordine del giorno, e raccontano di un rapporto nuovo, spontaneo, intenso. Si sono semplicemente riscoperti. Certo, ci è voluto un po’ di tempo: basti pensare alle critiche di Spalletti nei confronti di Loca a margine della gara persa con il Napoli, o alle sostituzioni - con tanto di fischi dello Stadium - nel corso dei match contro Pafos e Pisa dello scorso dicembre. Quest’ultima, tra l’altro, condita da un battibecco tra i due al momento dell’uscita dal campo dell’azzurro, interdetto per il cambio: «Loca vai in panchina, vai, vai…».
Poi la svolta sul piano dell’atteggiamento - integerrimo - del capitano juventino, e su quello tecnico. Se la Juventus, salvo la flessione dell’ultimo mese, è riuscita a sviluppare un gioco fluido, armonioso e spregiudicato il giusto, gran parte dei meriti vanno proprio all’ex Sassuolo. Il fulcro della manovra. L’ultimo a mollare, quando si tratta di arginare le folate offensive avversarie.
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