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Yildiz non si ferma più: gol, assist e show in campo. Trascina la Juve ma Spalletti vuole…

Una scena così, all’interno degli stadi italiani, non si vede quasi mai o forse capitava soltanto ai tempi di Roberto Baggio e Alex Del Piero. Cristiano Ronaldo era il più atteso davanti al piazzale in cui parcheggiava il pullman della Juventus in attesa della partita. Al Friuli, invece, si stava ancora giocando e il risultato, all’inizio dei cinque minuti di recupero, era ancora in bilico. Quando Spalletti ha richiamato Yildiz in panchina, un’onda si è sollevata dalla tribuna centrale del Bluenergy Stadium. Un gruppo di bambini si era avvicinata il più possibile alla transenna che divide gli spalti dal campo e stava chiamando Kenan, distante quattro o cinque metri. Tutti gli altri bambini, anche quelli seduti più lontani, quasi ai confini con la curva, hanno lasciato il seggiolino per correre dietro la panchina della Juve. Saranno diventati un centinaio o forse di più. Non guardavano la partita, ma solo Yildiz. Lo acclamavano e volevano si avvicinasse, neppure erano interessati alla partita o al tentativo estremo di rimontare dell’Udinese. Kenan si è girato e ha salutato prima di seguire le ultime azioni. Il suo show si era appena concluso.

Yildiz, le parole di Boga che lo esaltano

Ci voleva Jeremie Boga, l’ivoriano appena tornato in Serie A da Nizza, per riassumere il senso della serata. «Yildiz fa amare il calcio». Per un’ora, senza tregua e alcuna pausa, ha dato spettacolo. Corse e rincorse, dribbling, triangoli e invenzioni. Una qualità innata lo rende imprevedibile: può sterzare in ogni direzione, a differenza di altri fantasisti non ha una sola via di fuga quando punta l’uomo. Può andare sul piede destro o sul sinistro nella stessa maniera. Il cambio di passo e la visione di gioco lo rendono imprendibile in partenza da sinistra, la sua corsia preferenziale. La libertà di svariare cresce se guarda la porta. Giocare da centravanti significa consegnarsi come bersaglio facile per i difensori. Non ha ancora l’arte per sfuggire alla marcatura, spiegava Spalletti, tentato ma non troppo convinto, di testarlo da falso nove. Lo voleva avvicinare al pollaio, come fece con Totti, ma il numero 10 della Roma aveva un’altra fisicità, la capacità di far viaggiare il pallone con un tocco o di inquadrare la porta. L’esperimento (fallito) è durato mezz’ora, poi è tornato a dettare legge sulla sinistra. Si è scatenato lui e si è sbloccato Boga.

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