Dieci gol, dieci assist. E dieci e lode al numero dieci. La ripetizione è doverosa perché le cifre iniziano a essere decisamente importanti, almeno quanto l’investitura che la Juventus ha già controfirmato nei suoi confronti: tutto su Kenan Yildiz, all-in per dare e darsi il tempo di crescere insieme. E di diventare vincenti, soprattutto. Il prossimo passo è infatti quello e non si aspetterà poi così tanto: nelle intenzioni del club c’è la volontà di creare una squadra immediatamente forte, subito in grado di competere per il vertice. E di esser lì, per il suo talento, con il quale si sente finalmente in grado di spiccare il volo. Prima Allegri, poi Thiago Motta (certo, non sempre), quindi Tudor e infine Spalletti, forse il tecnico con cui ha trovato più feeling in assoluto: Yildiz ha superato ogni prova, ha giocato in più versioni di Juve e alla fine della fiera è sempre lì, centralissimo, puntuale, un prospetto da fuoriclasse e un campione annunciato.
Juve, manca solo una cosa
Cosa manca? I trofei, appunto. Ma non dipendono solo da lui. Intanto, la “doppia doppia” è stata portata a casa, segno pure della maturità mostrata: non solo la capacità di trovare la rete, ma anche quella di inventarsi la giocata che può essere decisiva. Che può mettere il compagno in condizione di trasformare. E che numeri sarebbero stati, se solo davanti a lui avesse trovato più cinismo, maggiore propensione alla trasformazione. Uno alla Ronaldo, per capirsi. E per trovare ispirazione dal migliore di tutti, almeno in quel fondamentale lì. Non è un caso infatti che l’ultimo bianconero a raggiungere numeri simili sia stato Federico Chiesa, quota 12 reti e 15 assist finali nella versione 2020-2021.
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