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Re Sarri, eroe laziale: il legame con i tifosi è simbolo di speranza

Sarri con scudo e spada, un Comandante guerriero, un eroe popolare. L’illusione della suggestione fa rivivere la scenografia della Curva con la trasposizione del Sarri sotto la Nord nel Sarri dentro al dipinto della Nord. Sembra animarsi. Un’immagine di potenza emotiva e simbolica, c’è un segnale antico dentro: il personaggio-guida nel quale identificarsi. Sarri è divenuto quel modello, il surrogato di figura paterna che il popolo laziale ha sempre avuto, che ora cerca e non trova. Brillavano gli occhi di Mau prima della partita col Milan e dopo la vittoria, quando si è incamminato sotto la Curva applaudito, applaudendo. Nel giro d’onore finale ha brandito una sciarpa, si è battuto la mano sul cuore. Un grande amore ricevuto, un grande amore ricambiato. La storia. In 126 anni di storia i laziali di tutti i tempi nei momenti più duri si sono sempre ritrovati in riti unificanti e si sono sempre identificati in un eroe che li capisse, che li salvasse. Sarri, in estate, si è sentito chiamato a indossare la responsabilità di essere insieme il Comandante e il protettore del popolo della Lazio, a lottare e a parlare in nome suo. Ha compiuto quel salto nel buio, ha fatto l’agnello sacrificale. Gli è stata riconosciuta la statura concessa ai combattenti laziali. Quelli che Felice Pulici, nel suo testamento spirituale, indicava come gli eroi delle Grecia trascinati dal destino, cui si ribellavano. Il popolo laziale ha voluto rendere omaggio al condottiero di oggi, a Maurizio Sarri, come uomo coraggioso e valoroso, un padre della speranza, pronto sempre all’offerta di dialogo e di comprensione. Negli occhi di Sarri si specchiavano gli occhi dei 50.000 dell’Olimpico. E’ bastata una notte per trasformare il panorama di una Lazio straziata nel panorama di una Lazio incantata. L’intensità delle emozioni ha spinto Mau a dire «sarebbe stato bello anche senza vittoria, ma fa piacere aver vinto. I ragazzi hanno dato al pubblico questa soddisfazione. Rivedere l’Olimpico così, con la nostra gente, con un tifo spettacolare, è stato bellissimo. E’ stata una delle emozioni più grandi della mia carriera». Non se l’è sentita di fare appelli per spingere i tifosi a restare dentro l’Olimpico, s’è limitato a dire «rispetto le decisioni, è chiaro che a me fa male, ma non posso avere la presunzione di non rispettare la scelta dei tifosi. Io spero che la bellezza di questa notte non abbia colpito solo me e che ci sia un ripensamento».

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