La caviglia di Khéphren Thuram non è più gonfia. Buono, buonissimo segno in vista del recupero. Tuttavia, non si può ancora scongiurare del tutto il rischio che possa non essere della partita contro il Sassuolo, visto che anche oggi il francese dovrebbe svolgere soltanto una parte dell’allenamento col gruppo. Il dolore alla caviglia sinistra, uscita malconcia dalla sfida contro l’Udinese, resiste. A tal punto da costringere Thuram a lavorare a parte nella giornata di ieri. Il suo ritorno a pieno regime sarà valutato giorno dopo giorno, in base alle sensazioni che proverà il ragazzo nelle varie dinamiche di gioco. Il tiro, i contrasti, lo stacco di testa: ci sono tanti elementi che il giocatore deve poter valutare sulla propria pelle gradualmente, senza la fretta tipica di chi intende per forza far parte della sfida di sabato sera all’Allianz Stadium. Luciano Spalletti col ragazzo è stato chiaro: il suo recupero sarebbe ovviamente fondamentale, ma guai a forzare i tempi. Una ricaduta, nella logica della complessa corsa Champions in cui la Juve si trova, complicherebbe oltremodo la gestione di Thuram dopo la sosta per le nazionali. In cui il livello d’importanza di ogni singola tappa aumenterà.
La situazione di Thuram
Oltretutto, Khéphren è pure in odore di convocazione da parte del ct Deschamps per le due amichevoli che la Francia disputerà contro Brasile e Colombia. Due appuntamenti per preparare i Mondiali. Due incroci che in qualche modo rappresentano una valutazione completa del classe 2001 per una chiamata per la missione negli Stati Uniti e in Canada. Thuram farà il possibile per scendere in campo contro il Sassuolo, senza però scherzare col fuoco: lo sa la Juve, lo sa Spalletti, lo sanno i compagni, che hanno sempre apprezzato lo spirito dell’ex Nizza, diventato in meno di due anni uno dei punti fermi dello scacchiere bianconero. Sul candidato a prendere il posto di Thuram, nel caso in cui gli sforzi da qui a sabato sera dovessero rivelarsi vani, non ci sono dubbi: è pronto Teun Koopmeiners. Un giocatore che ha vissuto due momenti diametralmente opposti lungo la gestione Spalletti. Con la linea a tre, in attesa del rientro di Gleison Bremer, ha trovato una nuova vita da braccetto sinistro. Un esperimento che ha funzionato, ma che non ha avuto futuro, complice anche il passaggio alla difesa a quattro che ha inevitabilmente ridotto gli spazi...
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