Scongelate i virologi. È di nuovo il loro momento. Come quando impazzavano a reti e giornali unificati. I depositari del verbo. Il calcio italiano si regala un tuffo nel recente passato. In Spagna hanno organizzato la giornata di campionato da giocare con le maglie vintage. In Italia, invece, il remake è sanitario. Dal Covid alla pertosse è un attimo. È scoppiata un’epidemia nello spogliatoio del Sassuolo. Per stasera Grosso dovrà trovare undici calciatori apparentemente sani da mandare in campo allo Juventus Stadium. Non sarà facile perché il periodo di incubazione è lunghetto (di solito 7-10 giorni, ci siamo informati) e ieri ce n’erano già cinque fuori uso. Molto probabilmente aumenteranno. Il destino ci ha messo lo zampino. Perché la pertosse ha colpito proprio a ridosso della trasferta torinese su cui per anni ha aleggiato la leggenda dello Scansuolo. Altri tempi, quando nelle dietrologie dei tifosi la Marotta League era la Juventus. E ogni volta la partita allo Stadium dei calciatori emiliani veniva vivisezionata, analizzata con minuzia dalle moviole personali delle varie fazioni.
Sassuolo, assenze e dietrologie
Le assenze di Mimmo Berardi erano sempre considerate sospette, anche quando era semplicemente squalificato. Furono creati veri e propri gruppi di studio sulle assenze di Berardi contro i bianconeri. Una volta, nel 2018, il Sassuolo a Torino perse addirittura 7-0. Fu l’apoteosi del complottismo, la prova provata che non fosse mai partita vera. Poi, ovviamente, il Sassuolo ha persino vinto in casa della Juve ma le leggende non si curano delle realtà. Vivono di vita propria. Nel frattempo, tanta acqua è passata sotto i ponti. Associare la parola potere alla Juventus oggi fa quasi sorridere, e agli juventini questo cambiamento non farà piacere. La verità è che ti detestano quando ti temono. E oggi la Juventus non la teme praticamente nessuno. La novità è che questa sera a Torino sarà Scansuolo per certificato medico. Grosso ha già aggregato cinque giovanotti della Primavera. I dirigenti sono partiti in auto per Torino. Niente autobus. Ma il bubbone ormai è scoppiato. E potrebbe contagiare anche i calciatori della Juventus. Un tempo, quello del Covid, di certo non si sarebbe giocato.
Epidemie, polemiche e protocolli
L’epidemia di pertosse ci riporta a quando si litigava più per il protocollo che per il Var. A quando erano le Asl a decidere se le squadre potevano andare in trasferta oppure no. A quando si discuteva animatamente se l’ultima parola spettasse alla Lega Calcio o alle autorità sanitarie. A quando gli scoop giornalistici si facevano sui calciatori positivi al Covid. Persino le Asl vennero accusate di fare il tifo. Anche in quel caso c’entrava la Juventus. Era l’ottobre del 2020, la Asl di Napoli bloccò il viaggio a Torino della squadra di De Laurentiis per alcuni calciatori positivi al coronavirus (Elmas, Zielinski e un componente del gruppo squadra). Successe di tutto. Accuse, insinuazioni, sfottò. La verità è che agli italiani piace litigare più che chiacchierare e un pretesto si trova sempre. La pertosse, ricordiamolo, era già apparsa nel dibattito calcistico, seppure per vie traverse. Accadde quando Chiara Nasti, moglie di Zaccagni, disse che era contraria alla vaccinazione contro la pertosse in gravidanza. I virologi si scatenarono, così come il popolo no vax. Attenzione perché se l’epidemia dovesse allargarsi, la questione vaccinazione ritornerà. Se qualcuno ha contratto la pertosse, probabilmente è perché è mancata qualche vaccinazione (quasi sicuramente ai figli). E potrebbe ripartire il dibattito. Tutto uguale. Come nel film “Il giorno della marmotta”. La marmotta league.
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