Due vittorie su due per quel bel Torino del 1984-’85, contro il Milan. Un Toro vero, intriso di spirito granata, ancora con echi persino di scudetto, visto che in panchina c’era (di nuovo) Radice e un pilastro di classe di quella squadra era ancora Zaccarelli, seppur con addosso un altro ruolo. E, manco a dirlo, proprio a due passi dallo scudetto arrivarono quei granata, 41 anni fa. Il Torino chiuse al secondo posto dietro al Verona di Bagnoli, incredibilmente campione con 43 punti. Poi i granata a 39, l’Inter a 38, la Samp a 37, il Milan e la Juventus a 36. Mai il Torino così in alto, a posteriori. Un terzo posto con Mondonico in panca nel 1992, quando i granata arrivarono anche alla finale Uefa contro l’Ajax, un anno prima di vincere la Coppa Italia.
Due vittorie su due per quel bel Torino, contro il Milan. E la gara di ritorno si disputò a San Siro. Era il 24 marzo del 1985, oggi è il 21, la coincidenza è quasi perfetta. E 41 anni fa i tifosi granata festeggiarono un evento poi diventato, loro malgrado, storico. Storico sotto l’aspetto negativo. Perché è appunto dal 1985 che il Torino non batte il Milan a San Siro in campionato. In Coppa Italia, per dire, basta tornare indietro al gennaio del 2023, 3 anni fa, quando i granata sbancarono la Milano rossonera con un gol di Adopo nei supplementari.
San Siro, una maledizione che dura da 41 anni
In Serie A, invece, sembra che perduri una maledizione. «Un motivo in più per cercare di vincere», commentava ieri D’Aversa. Che nel vivaio proprio del Milan ha giocato, pur non avendo mai esordito in una gara ufficiale in prima squadra. E che in carriera, da allenatore, non ha mai battuto né i rossoneri né Allegri.
Segnò Walterone Schachner, 41 anni fa. Sfruttando a mezz’ora dalla fine un assist intelligente di Pileggi, a sua volta servito in profondità da Galbiati. Applaudiamo ancora anche la sportività di Liedholm, buonanima. Perché in campo i suoi giocatori provarono a protestare invocando un fuorigioco di Pileggi, ma non era così e l’allenatore svedese lo ammise nelle interviste post partita. Era il Torino dei Martina, dei Corradini, dei Francini, dei Ferri, ma soprattutto di Junior e di Dossena, oltreché del nume tutelare Zac (peraltro assente forzatamente, quella volta a San Siro). Radice aveva trasmesso un rinnovato tremendismo, Junior, Dossena e Zaccarelli rappresentavano tre gioielli di classe sopraffina e di maiuscola efficacia (sicuramente era Beppe il più discontinuo), Serena e Schachner erano i goleador di quel gruppo e la ricca fertilità del vivaio aveva infarcito quella rosa di giocatori anche di grande qualità e utilità.
"C’era una società granata fin nel midollo"
C’era una società granata fin nel midollo e nei suoi gangli, pur se il presidente Sergio Rossi non fu pienamente compreso dalla tifoseria, strada facendo. Erano altri tempi, erano anche altri... numeri: la vittoria valeva ancora 2 punti. Il Torino grazie a quel successo raggiunse l’Inter al secondo posto. Poi avrebbe distaccato anche i nerazzurri, nelle settimane successive. «Gol molto importante il mio, sì. Ma sono importantissimi soprattutto questi 2 punti conquistati contro il Milan. I rossoneri erano a pari punti con noi, adesso li abbiamo lasciati indietro ed è un risultato molto importante per qualificarci in Coppa Uefa»: la soddisfazione di Schachner a fine partita era grande. E in Uefa sarebbero infatti approdati, i granata: il secondo posto mica qualificava alla Coppa dei Campioni! Era davvero un bel Torino, sì, che già all’andata aveva battuto il Milan: 2 a 0, con rete di Schachner e poi di Junior.
Era quanto vorrebbero avere i tifosi, da anni e anni: prima di tutto un Toro con spirito tremendista dentro a un Torino che programma e costruisce e cresce di stagione in stagione. Un Toro con un nome glorioso di città. Un Torino con un Toro incarnato al suo interno. Da anni, più che Toro, molti tifosi chiamano questa squadra Cairese, spesso e (mal)volentieri. Oppure Torino Fc, ma sempre più che Toro. I tifosi invocano un’identificazione. La prima chiave di tutto è questa. Il senso vero della vittoria o della sconfitta. Progettuale: non solo in una partita a San Siro.
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