"Inter-Juve, neanche lo ricordavo"
Ma perché quell’anno non ha più visto il campo? «Tutto inizia da una polmonite. Giochiamo una partita al freddo e io, bagnato fradicio, bevo una bibita ghiacciata. Ho vissuto con questa condizione per un mese e mezzo, non riuscivo ad allenarmi perché avevo i polmoni chiusi e non potevo respirare».
Come l’ha vissuta? «Arrabbiato. Perché non riuscivo a guarire. Andavo a vedere gli allenamenti, però quando correvo non riuscivo a respirare. E intanto vedevo i miei compagni vincere».
Aveva la sensazione di assistere a qualcosa di diverso? «Sì, che si potesse aprire proprio un ciclo. Soffrivo a non essere con loro, ma imparavo solo a guardarli. Tanti uomini che a me e ad Alex hanno insegnato tantissimo».
Rientra, e alla grande, in Inter-Juventus. La sua partita. «Neanche lo ricordavo. Ma qui c’è una storia dietro: papà juventino, mamma milanista, i miei fratelli interisti. Oggi mia madre è il primo ultras bianconero: in macchina ha una sciarpa della Juve, le dico sempre di toglierla, magari le spaccano il vetro. Lei nulla».
Sente la rivalità, insomma. «L’ho battuta anche con il Villarreal: ho tritato Veron, una prestazione super. E non pensavo che ce l’avremmo fatta: a Vila-Real vita e calcio erano molto diversi, temevo l’approccio soft dei miei compagni. Si allenavano con i fantasmini per non rovinare l’abbronzatura! Ma li ho caricati, Riquelme per primo».
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