L’esperienza alla Juve: Yildiz e la crescita in bianconero
Ripartiamo dalla Juve e dall’estate in cui in Primavera si è ritrovato Yildiz. «Era già un predestinato, lo vedevi subito che aveva qualcosa di diverso da tutti noi. L’abbiamo inquadrato in poco tempo: vedeva cose che altri compagni non immaginavano nemmeno. All’inizio era molto timido, poi quando si è sbloccato a livello emotivo siamo diventati grandi amici. Ci siamo rivisti dopo Juve-Sassuolo anche con Muharemovic: Kenan è un leader nato, un trascinatore».
Cosa è stata per lei la Juve? «Una seconda famiglia. Lì impari rispetto ed educazione, ti fanno venire voglia di vincere sempre».
Ha il rimpianto di averla lasciata? «Ho avuto fretta, nel 2023 potevo aspettare il ritiro. Dovevo iniziare in Next Gen. A volte ci penso: se solo potessi tornare indietro...».
Salisburgo e difficoltà: cosa è successo davvero
Come l’ha convinta il Salisburgo? «Mi hanno abbagliato lì: ho visto da vicino le strutture e sono rimasto senza parole. È una fabbrica di talenti: sono usciti da lì Haaland, Mané, Adeyemi e Upamecano, intorno a me avevano costruito un progetto. Quando sono arrivato, però, nel giro di due settimane è cambiato il direttore: Christoph Freund passò al Bayern Monaco e lì sono iniziati i problemi per me e in generale per gli stranieri».
Perché? «La società riorganizzò tutto il settore giovanile: il club ha cambiato prospettiva, dimostrando una predilezione marcata per gli austriaci e per tutti i canterani del Salisburgo. Tanti stranieri vennero lentamente allontanati. Non parlo solo di me, ma penso ad Alessandro Ciardi per esempio. Giocava nell’Inter, passò al Salisburgo Under 18 e dopo un infortunio si è trovato tutti i prodotti del vivaio Red Bull davanti. Lui valeva di più degli altri, ma loro volevano proteggere i loro ragazzi».
© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus