Contemporaneamente, alla Juventus va dato atto di non avere mai mollato. Anche i bianconeri hanno avuto il loro bel momento complicato, proprio nelle settimane del massimo svantaggio dal Milan, ma in qualche modo sono rimasti in scia.
Tutto quel che è successo alla fine di febbraio avrebbe ammazzato anche un toro. E certamente avrebbe distrutto psicologicamente altre squadre. L'eliminazione dalla Champions League ma anche dalla Coppa Italia, la partita contro l'Inter persa in quel modo, il brutto ko nello scontro diretto contro il Como, gli errori individuali a catena (Di Gregorio, Cabal, eccetera). Di tutto e di più.
Da quel momento la Juventus ha saputo ricompattarsi, ripartire. Si è ritrovata con le spalle al muro e da lì ha trovato la forza di cominciare a macinare punti. Come ha raccontato Spalletti, dopo la partita di ritorno col Galatasaray**"ci siamo sentiti tutti figli della stessa mamma".**
A proposito di Spalletti: il vero fattore della rinascita juventina pare essere proprio lui. Lui col suo gioco, lui con la sua capacità di ricostruire l'ambiente dopo i primi mesi negativi con Tudor, lui con le sue alchimie tattiche. Lo ha capito anche la società, che gli ha fatto firmare il rinnovo del contratto fino al 2028.