TMW
**La partita perfetta finisce 0-0**. Lo diceva Gianni Brera, e aveva le sue ragioni: senza errori, non ci sono gol. Come spesso accade, quell’adagio è stato mal interpretato e riarrangiato ai limiti della distorsione: la partita perfetta è spesso irrimediabilmente noiosa. Specie se non è un caso ma, come accaduto nell’ultimo turno di Serie A, la norma o quasi: tre gare su dieci sono finite senza gol. Su tutte, ovviamente, spicca Milan-Juventus. Una partita da Champions League, per la posta in palio, diventata una gigantesca collezione di sbadigli per chiunque l’abbia guardata.
**In Champions League, intendendo per tale quella vera e non quella che le formazioni italiane agognano a giocare come comparse, per pure ragioni di bilancio, il calcio è tutta un’altra roba.** Paris Saint-Germain-Bayern Monaco, finita 5-4, è stata tutt’altro che perfetta: alle prodezze di Dembelé e Olise (il precedente e il prossimo Pallone d’Oro?), oltre a compagni e avversari in ordine sparso, si sono affiancati clamorosi errori difensivi. La ricetta, bisogna ammetterlo, per una partita forse imperfetta, ma maledettamente divertente.
**In una sola gara, queste due squadre hanno segnato nove reti. Le stesse realizzate dalle formazioni di Serie A nelle gare tra sabato e domenica**, da Parma-Pisa 1-0 all’orribile Milan-Juventus 0-0. Allargando il conteggio a tutta l’ultima giornata del massimo campionato italiano, si sale a venti. Contro nove in una partita, l’unica domanda è perché qualcuno dovrebbe preferire dieci gare noiose (con qualche eccezione, per carità) a una spettacolare.
L’altro interrogativo, partendo dal fallimento generalizzato delle nostre squadre in Europa, è molto retorico: **chissà perché siamo fuori dalle coppe così presto**. Nei giorni successivi a Zenica, e al terremoto al vertice della Federcalcio, abbiamo iniziato subito a discutere di nomi. Malagò contro Abete, tutti contro Gravina, il commissariamento, adesso pure il caos arbitri. Veleni incrociati, con un grande protagonista dimenticato: il pallone. Più che accarezzando, lo stiamo martoriando. E i ragazzi si divertono guardando una partita che finisce 5-4, dove si corre a mille all’ora, si fanno dribbling (questi sconosciuti), si ha il coraggio di puntare l’avversario e tirare in porta. Le partite perfette, che non hanno mai fatto la storia - citateci uno 0-0 memorabile -, servono solo a capire che c’è bisogno di un antidoto a tutta quella noia: gli altri l’hanno trovato, noi annaspiamo rancorosi alla sua ricerca.