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La Juve e il bicchiere mezzo Vlahovic: Dusan ritrova la mira e il “ghigno” da Champions

Un po’ perché a differenza dei suoi colleghi bianconeri - tutto fuorché abili da calcio piazzato - ha centrato lo specchio con una parabola lodevole. Non una novità per uno dalle sue caratteristiche: basti pensare che nelle ultime quattro stagioni solo Alejandro Grimaldo ha segnato più di lui su punizione diretta (6 reti contro le 5 del serbo). Ecco, da quel momento si è rivisto, seppur a tratti, il Vlahovic dei giorni migliori. Non quello indolente, sprecone e dal volto corrucciato, ma quello propositivo, rabbioso, che si diverte a fare a sportellate con i difensori avversari e che invoca a più riprese la spinta del pubblico.

La Champions nelle mani di Vlahovic

Insomma, quello che ha ben chiaro in testa di indossare la maglia numero 9 della Juventus e che freme di dimostrare di prova in prova - e non con le parole - di potersela tenere stretta ancora a lungo. La voglia di redenzione è evidente, palpabile e valica qualsiasi considerazione retorica. Sa di aver inguaiato i suoi, seppur involontariamente, nel corso degli ultimi mesi stagionali, incappando in una serie di stop fisici che ne hanno rimesso in discussione l’appeal agli occhi della stessa dirigenza bianconera. E proprio per questo, sa di doversi spingere oltre il limite anche solo per convincere la Juve a sedersi a un tavolo con lui a fine stagione.

Se le risposte fisiche saranno benauguranti, sarà ben contenta di tornare a trattare in ottica rinnovo, a patto che Vlhaovic riveda le proprie pretese sull’ingaggio, avvicinandosi alla proposta avanzata dal club diverse settimane fa: sul piatto un biennale a 6 milioni l’anno più bonus. Prima però - dicevamo - c’è il campo e un finale di stagione in cui sarà chiamato a ripagare l’endorsement di Spalletti con i vertici societari. Anche perché la qualificazione in Champions passerà - vuoi o non vuoi - dai suoi gol.

Ed è subito effetto Vlahovic

Almeno, questo è ciò che si auspica lo stesso Spalletti, a fronte dell’inconsistenza offensiva più totale di chi in estate era arrivato per rubargli il posto: Jonathan David. Sia chiaro: il serbo potrà pure non mettere d’accordo l’intero immaginario juventino in termini qualitativi, ma è indubbio che la sua presenza nell’11 titolare abbia un effetto benefico nell’economia dei match. Basta vedere la postura apprensiva dei difensori avversari, quando se lo ritrovano davanti. Anche senza palla. I giorni in infermeria non ne hanno intaccato minimamente “l’aura” da bomber.

Del resto, marcare un profilo di 1 metro e 90, con 91 gol all’attivo in Serie A non ha nulla a che vedere con il compitino che richiede David: uno pseudo-centravanti, associativo, sì, ma sterile se ingabbiato in un duello corpo a corpo. Come ha ammesso più volte - seppur in maniera decisamente più edulcorata - lo stesso Spalletti. A Dusan, ora, il compito di fare del gol al Verona il primo capitolo della sua avventura alla Juventus. Altrimenti, a fine stagione sarà addio, senza rimorsi.

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