Alla fine l’ha decisa lei. La Mvp della Serie A Women, la capitana, la giocatrice simbolo. Che non poteva scegliere modo migliore per chiudere la stagione che l’ha riportata a essere campionessa d’Italia con la sua Roma. Sì, l’ha decisa lei, Manuela Giugliano, la finale di Coppa Italia Women, al posto giusto nel momento giusto a 10’ dal termine di una gara letteralmente soffocata dal caldo che ha avvolto il “Romeo Menti” di Vicenza. Una zampata vincente, favorita dall’assist di Pilgrim da destra perfezionatole dalla testa di Viens, che ha rotto l’equilibrio dell’ultimo confronto stagionale con la Juventus. Il terzo in una gara secca, il primo in cui la Roma è riuscita a imporsi sulla squadra di Canzi dopo le sconfitte in Women’s Cup e in Supercoppa. Per un double che premia il lavoro di Rossettini alla sua prima stagione al femminile.
Le emozioni della finale di Coppa Italia femminile
Un’occasione, una copertura mancata, la lucidità giusta. La sensazione che la Coppa potesse passare da una mano all’altra per un dettaglio è cresciuta con il trascorrere dei minuti di una gara che la Juve aveva approcciato meglio: più possesso, più ordine, più pressing e un paio di occasioni importanti - Lenzini pescata sola su schema da corner e tiro di Carbonell con Baldi che inaugura la partita perfetta respingendo con la mano - a scandire la prima parte del primo tempo. Salvo poi sussultare sul tiro dalla distanza di Csiki, deviato in angolo, sul tentativo da dentro l’area di Greggi a conclusione di un'ottima azione personale e poi su quel colpo di testa di Thogersen che, pescata allo scadere da Haavi, manca l’affondo decisivo. Tre lampi che innescano la crescita anche dal punto di vista “corale” della Roma, in campo dopo l’intervallo con la mossa Pilgrim per Csiki: più attacco della profondità, più prepotenza su quella fascia destra che, fino a quel momento, aveva visto la Juve (e Carbonell nello specifico) imporsi con più costanza.
Giugliano e Baldi trascinano la Roma alla vittoria della Coppa Italia femminile
Di fronte, però, le bianconere - che al 13’ devono rinunciare a Bonansea - non si scompongono e, anzi, sfiorano il vantaggio sugli sviluppi di corner con il tiro da dentro l’area di Lenzini che Thogersen salva sulla riga proteggendo Baldi. Un momento topico. Quello decisivo arriva al minuto 80 e fa esplodere l’ala giallorossa del Menti sull’esultanza di capitan Giugliano: Thomas la perde, Harviken la tiene in gioco, lei non è perfetta nel controllo, ma lo specchio della porta è troppo invitante per una con quella classe nei piedi. Trofeo in cassaforte? Tutt’altro, e anzi è ancora lei protagonista di un beffardo rimpallo a contrasto con Krumbiegel che, al minuto 98, permette alla centrocampista tedesca di andare a tanto così dalla rete del pari, sventata solo dall’ennesimo, incredibile intervento di Baldi. Il triplice fischio scioglie le righe e scatena l’entusiasmo della Roma, che porta via da Vicenza un altro tassello del proprio percorso di crescita, dimostrando in primis a se stessa di poter battere la Juve anche in gara secca, come mai era successo quest’anno. Le lacrime sui volti delle veterane bianconere raccontano, da sole, una stagione più complicata del previsto e la delusione per quella mancata “rivalsa” che il trofeo avrebbe significato.
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