****Stefano Silvestri -****Tutti hanno una parte di colpe nel disastro della Juventus, fuori dalla Champions League dopo aver sprecato un vantaggio di 5 punti in una manciata di giornate. Tutti. A partire dai calciatori, certo: in campo ci vanno loro, loro devono ottenere risultati. Poi la società, le cui disastrose scelte estive sul mercato, alla fine, hanno pagato un prezzo salatissimo. E infine c’è lui, Luciano Spalletti.
I numeri non mentono: prendendo in considerazione solo il periodo con Spalletti in panchina, la Juventus in Champions ci sarebbe andata. L’ex ct azzurro ha ridato un’identità a una squadra smarrita, ha riportato perlomeno un barlume di entusiasmo e speranza, ha migliorato il gioco e una classifica deprimente. A un certo punto la Juve ha accarezzato perfino il sogno di dar fastidio al Napoli per il secondo posto, peraltro dopo averlo strapazzato sotto il peso di un netto 3-0 nello scontro diretto. Fino a poche settimane fa - ricordate? - l’argomento più chiacchierato era il rinnovo di contratto dell’allenatore. Rinnovo puntualmente arrivato prima della fine della stagione, a prescindere dal piazzamento finale: un segno di fiducia inequivocabile da parte di proprietà e dirigenza.
E quindi? Spalletti non ha alcuna colpa? Non proprio: tutti ne hanno, anche lui. La più evidente, con ogni probabilità, è quella di non essere riuscito a modificare e modellare l’atteggiamento della squadra nelle partite decisive della stagione, quelle da dentro o fuori, dal Verona alla Fiorentina. Inconcepibile il modo in cui la Juve si è presentata in campo contro i viola, 8 giorni dopo una vittoria striminzita - quella di Lecce - che già aveva fatto storcere il naso per il modo sparagnino in cui i bianconeri l’avevano ottenuta.
Certo, Spalletti non era rimasto a guardare dopo l’1-0 del Via del Mare: aveva parlato di “copia-incolla di tante altre partite”, di “superficialità”. Ha provato a smuovere l’ambiente, a spronarlo. Ma i suoi giocatori non hanno recepito il messaggio, crollando proprio nel momento topico. A dimostrazione del fatto che la personalità o ce l’hai o non ce l’hai, e questa squadra ne difetta in maniera evidente, come ammesso dallo stesso allenatore dopo il derby col Torino. Da lui si deve ripartire e si ripartirà. È semmai la rosa, pur tra le difficoltà derivanti dai mancati introiti della Champions League, a dover essere ripensata in maniera sostanziale.