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Spalletti: 'Felicità è rendere felici i bambini che tifano Juventus'

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Juventus FC v Bologna FC 1909 - Serie A

Juventus FC v Bologna FC 1909 - Serie A

Le parole di Luciano Spalletti a Junior report, il format di Juventus che mette i protagonisti di fronte alle domande dei bambini.

FELICITA' - «La felicità non è quella che abbiamo noi. La felicità più importante è quella che riusciamo a dare alle persone che abbiamo vicino.

Io quando sono felice sì, sono felice perché la squadra ha vinto, ma soprattutto perché ho reso felici tutti i bambini che fanno il tifo per la Juventus. Quella è la vera felicità.

Vi accorgerete, quando crescerete, che essere felici per aver reso felice qualcuno vicino a noi, un fratellino, una sorellina, è la cosa più bella che ci possa accadere».

IL CALCIO LO DIVERTE? - «Sì, il calcio mi diverte tantissimo. Mi divertiva quando ero bambino. Pensa che io ero convinto che, quando tornavo da scuola, dovevo fare subito i compiti. Avevo trovato questa soluzione perché poi, dopo aver fatto i compiti, mi rimaneva più tempo per divertirmi.

Ero convinto che se facevo subito le lezioni poi avevo più tempo per giocare. Se invece le rimandavo alla sera, quando rientravo, mi sembrava sempre di avere un tempo più limitato per giocare.

Siccome a me piaceva tanto giocare, ogni volta che mi chiedevano che cosa volessi per regalo, io chiedevo sempre un pallone. Ne avevo tantissimi, ma avevo sempre paura di rimanere senza: chiedevo sempre palloni, palloni, palloni. Ne avevo a decine in casa.

Ora mi diverte ancora perché sono stato fortunatissimo: ho giocato e allenato praticamente in tutte le categorie del calcio. Sono stato negli spogliatoi di tutte le categorie: da una squadra di bambini di un paesino a una squadra di Serie A, dai dilettanti fino alla Serie C, poi da allenatore dalla Serie C1 fino alla Nazionale. Ho avuto a che fare con tutte le categorie del calcio: una roba bellissima».

DECISIONI DIFFICILI - «Ne ho prese diverse di decisioni difficili. Io penso sempre di avere a che fare con persone grandi, tratto tutti da uomini, e anche voi vi tratto da ometti.

Vi parlo da ometti perché penso che parlare alle persone mature, parlare al cuore e all’intelligenza delle persone, ci faccia diventare probabilmente più bravi di quello che è il nostro limite o il nostro livello.

Il cuore e la testa sono quelle che fanno la differenza in qualsiasi percorso e in qualsiasi obiettivo si abbia. Cuore e testa».

LINGUE STRANIERE - «Ogni tanto qualche frase va imparata. Io so solo un po’ di inglese, ma poco. Però ogni tanto, per essere più in confidenza, per arrivare al cuore e sorprendere un calciatore, una frase bisogna impararla: un complimento da fargli, qualcosa da dirgli».

QUANDO ERA BAMBINO - «Mio fratello. Io avevo un fratello più grande, che ora non c’è più, si chiamava Marcello. Lui giocava a calcio e mi ha dato tutti gli insegnamenti, perché mi voleva molto bene.

Mi ha insegnato a capire alcune cose prima di scoprirle da solo e di esserne sorpreso. Diventa importantissimo volersi bene tra fratelli, perché quando tu sai una cosa e la dici a lui, e lui sa una cosa e la dice a te, ognuno di voi sa due cose.

Se invece tu sai una cosa e non la dici a lui, e lui sa una cosa e non la dice a te, ognuno sa una cosa sola. Se invece ve le dite, ognuno sa due cose e si diventa più intelligenti».

SCONFITTE - «Le sconfitte diventano davvero sconfitte solo se non ti insegnano niente. Se ti insegnano qualcosa, se riesci ad avere una reazione, a fare dei ragionamenti, a essere voglioso e a ricercare una soluzione a quello che ti è successo, è segno che ti hanno insegnato qualcosa.

Sia le sconfitte che le vittorie non sono cose che ti porterai dietro quando sarai grande. Ti porterai dietro come sei arrivato alla sconfitta e come sei arrivato alla vittoria.

Quanti compagni ti sei fatto nella sconfitta e quanti nella vittoria. È durante il percorso per arrivare alla sconfitta o alla vittoria che c’è la qualità delle cose: il vivere, lo stare dentro quel percorso insieme ad altri bambini, il condividere quei momenti. Questo, quando sarai grande, te lo porterai dietro: saranno cose che ti ricorderai e che ti emozioneranno».

DOPO UNA VITTORIA - «È bellina questa. Io quando vado a letto, dopo aver vinto una partita, prendo un blocco e ridisegno tutte le facce dei bambini che ho visto sorridere, che ho visto felici, perché so di aver fatto felici dei bambini.

Mi è successo di vincere diverse partite in tutti gli anni della mia professione, però i risultati non me li ricordo tutti. Invece dei bambini sorridenti mi ricordo tutte le facce. Li potrei ridipingere tutti quei sorrisi.

Per cui, se voi mi fate un sorriso, io poi la notte, quando vado a letto, vi ridisegno».

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