Juve-Vlahovic, è addio. Stavolta è davvero finita, non ci sono più chance di ricomporre il rapporto e arrivare al rinnovo del contratto in scadenza a giugno. L’epilogo è forte ma non del tutto inatteso visto quanto accaduto negli ultimi mesi vissuti sull’altalena. Dal gelo al riavvicinamento, fino allo strappo definitivo. Che si è consumato in due tempi: il secondo, “giocatosi” ieri, è stato il seguito del primo svoltosi martedì con in campo il padre-agente Milos e i vertici bianconeri. Due giorni fa, papà Vlahovic ha ribadito le richieste per firmare da free agent: 8 milioni di ingaggio a stagione più un ricchissimo bonus alla firma da 10-15 milioni, più le commissioni. Ieri Dusan, arrivato alla Continassa per svolgere delle terapie, ha confermato alla dirigenza la sua posizione. La proposta della Juve - contratto biennale da 6 milioni più bonus a stagione e un (ragionevole) ammontare relativo a commissioni e premio alla firma per arrivare a 8-10 complessivi - è stata così rifiutata. La società ha mantenuto la linea della fermezza: l’ad Comolli non ha fatto ulteriori concessioni, cala il sipario sull’avventura di DV9 in bianconero.
La storia di Vlahovic alla Juve
Vlahovic era sbarcato sul pianeta Juve il 28 gennaio 2022, strappato alla Fiorentina per la bellezza di 70 milioni più 10 di potenziali bonus e 11,6 di oneri accessori. Dusan vestiva i panni del nuovo uomo dei sogni, dopo i fasti di Cristiano Ronaldo; il serbo ha raccolto, con qualche mese di ritardo, in verità, proprio l’eredità del portoghese che ad agosto 2021, all’alba della stagione, aveva salutato la compagnia. Le aspettative erano altissime ma la storia è rimasta in chiaroscuro, nonostante premesse buonissime: gol all’esordio in campionato contro il Verona e gol dopo una manciata di secondi al debutto in Champions in casa del Villarreal. Ma anche infortuni, incomprensioni, fischi poi trasformati in applausi.
Dusan è stato l’uomo delle vittorie soltanto in una occasione: 15 maggio 2024, Olimpico di Roma, quando ha firmato la conquista della Coppa Italia con la rete decisiva nella finale contro l’Atalanta. È l’unico titolo vinto in bianconero, l’ultimo in ordine di tempo per la Signora in questi anni tormentati. Si chiude un’epoca, insomma, costellata da 68 gol e 16 assist in 168 presenze, lungo quattro stagioni e mezza. E si chiude con l’amarezza per il finale, con la Juve ai margini del palcoscenico europeo della Champions, confinata al sesto posto e in Europa League. Dusan è stato protagonista fino alla fine con la doppietta del derby, inutile ai fini di cambiare il destino della Signora ma comunque significativa. È stata la conferma delle potenzialità che Vlahovic non ha potuto esprimere nella gestione Spalletti a causa della lunga assenza per infortunio che, a conti fatti, ha pesato come un macigno. Dieci gol in tutto, tanti quanti David (8), Openda (2) e Zhegrova (zero), nonostante uno stop di oltre quattro mesi. Spalletti si è speso in prima persona per riaprire il dialogo tra società e giocatore, spingendo per la conferma, ma non si è arrivati al traguardo. Vlahovic guarda a Bayern Monaco, Atletico Madrid, Chelsea. Il finale è ancora da scrivere per tutti. Il commiato è quello di Chiellini all’Agi: «A me dispiace molto, fino all’ultimo ha tenuto alla Juve, è una persona seria. A queste cifre non resterà in Italia, comunque è legittimo che cerchi un ingaggio più alto».
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