TORINO - Summit lungo, lunghissimo. Ore e ore a discutere. Dapprima per chiarire, per comprendersi meglio. E poi per svoltare nel vero senso della parola, girando pagina e cominciando a pianificare. Emergono altri retroscena sul faccia a faccia andato in scena nella giornata di lunedì a Milano: di qua Ignazio Abate, di là Gianluca Petrachi. Uno di fronte l’altro, con animo meglio disposto. D’altra parte un chiarimento era necessario, dopo le incomprensioni (eufemismo) che erano emerse durante il primo incontro del 27 maggio, quando Urbano Cairo era invece rimasto colpito molto positivamente dal giovane tecnico. E anche Ignazio aveva colto segnali positivi da parte del presidente del Torino. Ma Petrachi, si sa, spingeva per Alberto Aquilani, e questo creò problematiche non solo durante quel summit di fine maggio, ma anche dopo, a distanza. In ogni caso, come raccontato ieri, alla fine si è imposto Cairo, naturalmente e ovviamente: anche perché già il giorno dopo l’incontro con il presidente e con Petrachi, Aquilani correva dall’ad del Sassuolo, Giovanni Carnevali, per sancire un accordo che nei fatti era già stato coltivato da tempo, tra la società emiliana e il suo ex centrocampista (in neroverde nel 2017). Anche Abate ha un passato da calciatore nella squadra che ora allenerà: e già nel 2008-2009 Cairo si era fatto un’ottima idea di quel ragazzo, terzino destro.
Abate, forte personalità e moduli
Non solo per le sue doti tecniche, ma anche per la forte personalità che già all’epoca Abate mostrava. Una forte personalità che ha cominciato a conoscere meglio anche Petrachi, ora. Ma adesso... sorrisi e strette di mano, condivisioni e ripartenze più serene. L’incontro di lunedì tra allenatore e direttore sportivo ha segnato la svolta, esattamente come aveva chiesto Cairo. Che ora dovrà battezzare il suo diciannovesimo allenatore in 21 anni. Il più giovane di tutti. Cairo è contestato da anni, Abate sa bene cosa l’attende. Ha bisogno che non gli smontino la rosa. Anche Petrachi gli ha fatto delle promesse: andranno mantenute. Il Torino ha una società scheletrica e un presidente che, tracce eccezioni da Gronchi rosa, aspetta sempre gli ultimi giorni di agosto per chiudere le falle. E sarà da vedersi il mercato in uscita. L’intenzione di Cairo, testimoniata ad Abate, è trattenere Giovanni Simeone e Nikola Vlasic, prolungando il contratto a Duvan Zapata. Dei big, lasciando in bilico solo Ché Adams, a livello di programmi di partenza. Ignazio è un fautore del 3-5-2, facilmente declinabile anche in un 3-4-2-1, una possibile variabile. Saranno questi i moduli da privilegiare, in sede di scelte sul mercato.
Abate-Toro, questione di giorni
E dal portiere agli esterni le priorità sono diverse. Resta da comprendere se il ringiovanimento della squadra ricercato da Petrachi e Cairo, con annessa una riduzione del monte ingaggi, porterà alla creazione di una rosa sia coerente sia all’altezza, competitiva, capace innanzi tutto di non rivedere gli spettri della stagione appena terminata, prima dell’arrivo di Roberto D’Aversa. Ignazio Abate deve rescindere il contratto con la Juve Stabia, adesso. Scadenza 2027. Il tecnico potrà attivare la clausola rescissoria che compare nel suo contratto, molto bassa. Ma occorrerà comunque attendere il via libera degli amministratori giudiziari che al momento guidano la società campana. Burocraticamente, sarà una questione di giorni. Poi il Torino potrà annunciare il suo nuovo allenatore. Abate avrà un contratto biennale, con un ingaggio netto tra 750 e 800 mila euro, più bonus in caso di qualificazione in Europa: sarebbe un sogno, difatti al momento è un miraggio. Tutto dipenderà sempre, in primo luogo, dalla qualità e dalla forza della rosa che si troverà ad allenare. Cairo, intanto, si augura che Marco Baroni si accasi altrove, in questi giorni. Il suo contratto in scadenza nel 2027 non è leggero, per il presidente del Torino: 1,2 milioni netti, 2,4 lordi.
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