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Chiellini: "Mi voleva il Real, ma non potevo lasciare la Juve". E sugli addii di Conte e Bonucci…

Il primo scudetto con la Juve e gli Europei

Chiellini ha scritto le pagine di storia recenti della Juventus, alzando al cielo nove scudetti di fila. "Il primo successo è stato inaspettato e non pensavo di poter vincere lo scudetto. Quella cavalcata, l'inaugurazione dello Stadium, un anno da imbattuti: è stata tutta una storia hollywoodiana. Poi per gli altri dovevamo dimostrare e confermarci".

Tra le vittorie da ricordare, c'è anche Euro2020. Un successo molto sui generis, ma non è stato tutto positivo: "L'Europeo inizia col sogno di vincerlo, però in mezzo ci sono anche momenti di pressione. Se fossimo usciti agli ottavi con l'Austria, non sarebbe tutto bello". Anche da veterano e capitano, Chiellini non nasconde di aver sentito la pressione della finale: "Poi quando giochi con l'Inghilterra, e lo fai a casa loro e sei sfavorito, hai tutto da guadagnare. E riesci a godertelo di più. Anche in quel cammino c'è più sollievo che godimento. Ho vissuto due eliminazioni dei Mondiali. La pressione si sentiva. Poi riesci a trasformarla e a non farla pesare. Il vaggio in pullman dall'hotel a Wembley sembrava infinito: è durato un'ora ma sembravano quindici. La finale inizi a viverla lì. Durante i novanta minuti riesci a isolarti, ma il prima lo senti".

Il rapporto con gli avversari

Chiellini ha sempre avuto due anime. Calmo e pacato fuori, battagliero e guerriero in campo. L'ex difensore ne è consapevole: "Fuori dal campo sono tranquillo e razionale. Non bisogna prendere decisioni affrettate. Sono stato abbastanza fortunato di aver avuto una carriera lineare e senza abbastanza screzi. Non vuol dire avere grandi rapporti con tutti però. In campo è diverso. All'inizio penso più per tensione, vedevo un nemico nell'avversario. Poi, crescendo, sono migliorato. L'obiettivo era vincere il duello per vincere la partita. Volevo restare in quel limite. In campo ho accettato e quello che facevano lo accettavano gli altri".

Tanti avversari, da Cavani a Ibrahimovic e Harry Kane, lo hanno ribattezzato 'il difensore più difficile da afforntare'. Il quarantunenne ci scherza su:"Magari c'erano molti più forti, ma meno fastidiosi (ride, ndr). Per me era una sfida con l'attaccante. Ora il difensore è molto più completo, io l'ho fatto tardi nel corso della mia carriera". E poi ha aggiunto: "Mi reputo un buon difensore. Alla fine è quello che ho sempre cercato di essere. Mi sono evoluto negli anni, cercando di giocare più a calcio. La prima cosa però era non subire gol. È una cosa che ti rimane in testa ".

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