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De Laurentiis non sottovaluti che Carnevali alla Juventus pone le basi per il ritorno dell’asse del Nord

Il calcio è anche politica. Adl è un Maverick, non è mai stato un un uomo di alleanze. Ma non sottovaluti che negli ultimi due anni il front-man politico è stato Conte. Allegri è bravissimo ma in panchina. Non ha il peso politico di Conte

De Laurentiis non sottovaluti che Carnevali alla Juventus pone le basi per il ritorno dell’asse del Nord

Mg Reggio Emilia 23/08/2015 - campionato di calcio serie A / Sassuolo-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis-Giovanni Carnevali

Sappiamo che la politica non è il forte di Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli è un imprenditore all’americana. È un maverick del calcio. Conosce perfettamente le regole e le dinamiche del mercato, la forza della legge della domanda e dell’offerta. Ma ha scarsa dimestichezza con la partita molto italiana delle alleanze, di rapporti da cucire e rinsaldare. Di quel lavorio che accompagna tutto quel che avviene settimanalmente in campo.

È finito il periodo di vacatio della Juventus dalle stanze dei bottoni

La premessa è d’obbligo nel giorno in cui viene ufficializzato l’arrivo di Giovanni Carnevali alla Juventus. Con un doppio ruolo non proprio secondario: amministratore delegato e direttore generale. John Elkann ha piazzato al comando del club un uomo di potere che conosce i palazzi. Siamo di fronte a una di quelle novità politiche che il Napoli farebbe bene a non sottovalutare. È una mossa che chiude il periodo di vacatio bianconero dalle stanze dei bottoni. Periodo che è cominciato con il terremoto che ha colpito il club, l’affare plusvalenze, che ha portato alle squalifiche di Andrea Agnelli, Paratici e all’inibizione (poi annullata) di Nedved. Non vorremmo essere offensivi ma in questi anni a livello politico la società bianconera si è mossa in modo quasi dilettantesco. Diciamo naif. Senza struttura. Senza peso. Senza cognizione di causa. La scena in cui questa debolezza si è resa evidente, è stata quella dello scorso febbraio sulle scale di San Siro quando Comolli e Chiellini fecero inutilmente sfoggio della propria rabbia – come due parvenù – per l’espulsione di Kalulu provocata dalla simulazione con esultanza di Bastoni (oggi oggetto di una disperata campagna mediatica riabilitativa che a nostro avviso meriterebbe cause un filo più nobili).

Marotta CARNEVALI

L’asse Milano-Torino

Pur avendo legato la propria carriera calcistica a un club non di primo piano come il Sassuolo, Carnevali è un dirigente di lungo corso. Robusto. Che sa come muoversi nella stanze dei bottoni. Che ha autorevoli padrini professionali come ad esempio Braida e Galliani.Fino a Beppe Marotta di cui è stato testimone di nozze. Adesso, senza sfociare in chissà quale visione dietrologica, ma è un dato di fatto che l’insediamento di Carnevali pone le basi per il ritorno dell’asse del Nord, quell’asse Milano-Torino che ha dominato in lungo e in largo il calcio italiano. Il suo rapporto con Marotta potrebbe favorire la riapertura di un corridoio diplomatico tra due club – Inter e Juventus – che definire ostili è eufemistico.

Negli ultimi due anni il frontman politico del Napoli è stato Conte

De Laurentiis farebbe bene a non sottovalutare questo passaggio di consegne tra il politicamente irrilevante Comolli (così come Giuntoli) e l’influente Carnevali. E allo stesso tempo farebbe bene a non dimenticare che negli ultimi due anni il front-man anche politico del club è stato Antonio Conte che ha ricoperto più ruoli in seno alla società azzurra. Massimiliano Allegri è un grande allenatore ma non ha la dimensione politica di Conte. Non ha quel peso specifico. Non a caso, Allegri ha sempre offerto il meglio di sé quando in società aveva spalle larghe a proteggerlo. Da Galliani a Marotta, senza dimenticare lo stesso Agnelli. Nel Napoli, si sa, questo ruolo non esiste. Non è coperto né mai lo sarà. E in un momento di riassestamento, quale è quello che stiamo vivendo, potrebbe rivelarsi una lacuna rilevante.

Allegri in Nazionale Allegri e Conte in Milan-Napoli Serie A 2026

Sappiamo che De Laurentiis non è uomo di relazioni, né di alleanze. Vivendo a modo suo, ha peraltro ottenuto i risultati che ha ottenuto. Non ci aspettiamo che cambi qualcosa. Che almeno però si abbia la consapevolezza che il quadro si è modificato e che nei prossimi mesi cambierà ancora. Va bene non snaturarsi però il Napoli stia attento a non sconfinare nell’ingenuità. Il calcio si decide sul campo e non ci piove. Ma la politica ha un peso sempre più rilevante nel football. In Italia e non solo. Far finta di non capirlo sarebbe autolesionistico.

Foto di Massimiliano Gallo

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare – da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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