Berardi e la Juventus, fino a oggi, si sono comportati più o meno come le classicherette parallele: ognuno è andato sempre avanti per la propria strada, senza toccarsi mai.
Sfioratisì, in realtà: questo lo hanno fatto. Quando Mimmo era giovane, con la Signora ha flirtato eccome. Ma senza mai approdare a Torino.
La Juve, nello specifico, lo acquista in comproprietà dal Sassuolo nell'estate del 2013, all'indomani della storica prima promozione in Serie A dei neroverdi. Nell'operazione inserisce pure un giovane della casa come Luca Marrone. Ma al contempo decide di lasciare Berardi in Emilia per continuare a farlo crescere.
Un po' come in "Aspettando Godot", il momento del ricongiungimento non arriva mai. Perché, a sorpresa,nell'estate del 2016 sarà lo stesso Berardi a rifiutare di andare alla Juventus, facendo sfumare l'opzione di riacquisto bianconera.
"Il no alla Juventus, in realtà, per come lo dissi io, non fu un no- dirà anni dopo Berardi alla Gazzetta dello Sport -Il mio era un sì al Sassuolo, il sì che a loro fra l’altro non avevo mai detto. Eravamo appena andati in Europa League: volevo giocarla con i compagni con cui me l’ero presa, volevo crescere un altro anno".
Il motivo vero? Presto spiegato:
"A me piace tanto giocare e poco fare quello che mi dicono di fare. La Juve non mi ha costretto a far nulla, ma spingeva molto perché andassi: per me era una specie di imposizione. E quanto avrei giocato? Mi avrebbe fatto bene tanta panchina, così giovane? L’esempio di Zaza un po’ ha pesato: ho contato i minuti che Simone aveva giocato alla Juve e ho tirato il freno".