**Un ruolo costruito nell’ombra**, una città che vive di calcio, un progetto cresciuto settimana dopo settimana. Poi arriva quel momento in cui si sceglie di salutarsi guardandosi negli occhi, con gratitudine. È successo a **Castellammare di Stabia**.
A Castellammare di Stabia il calcio si sente nelle vie che portano al Romeo Menti. Lo sai quando scendi dal treno e vedi le sciarpe gialloblù sulle spalle dei ragazzi. In questo contesto, nell’estate del 2023 è arrivato **Matteo Lovisa**, profilo giovane, curriculum già fitto, idee chiare su cosa significhi costruire un **progetto sportivo**. È entrato nella **S.S. Juve Stabia 1907** con passi misurati, usando criteri semplici e incisivi: rosa sostenibile, **mercato** mirato, mix di **giovani** e giocatori da rilanciare, attenzione feroce ai dettagli.
In campo si è visto presto. La squadra ha consolidato un’identità: linee corte, intensità, fame. Obiettivi dichiarati? Nessun proclama. Solo una promessa implicita: crescere. Crescere senza spettacoli pirotecnici, ma con ritmi regolari. Gli abbonati sono tornati in massa al **Romeo Menti**, e le domeniche sono ridiventate appuntamenti familiari. Nel frattempo, la Juve Stabia ha compiuto un passo che i tifosi attendevano da tempo: la promozione in **Serie B**. Un risultato misurabile, con effetti concreti su budget, visibilità e ambizioni. Fatti, non slogan.
Non c’è magia nella figura del **direttore sportivo**. C’è metodo: analisi delle partite, chiamate infinite, dati, valutazioni di carattere. C’è un lavoro di tessitura con allenatore, proprietà e staff. A Castellammare questo lavoro ha attecchito. E quando un percorso così si compie, di solito non fa rumore. Non servono conferenze fiume, bastano le scelte.
Ed eccoci al punto: il club ha comunicato la **risoluzione consensuale** del rapporto con **Lovisa**. Una scelta concordata. Il comunicato non specifica termini economici o motivazioni: nessuna informazione ufficiale su durata residua del contratto o clausole. Un approdo pulito, senza strappi. In queste ore è naturale chiedersi: perché ora? Le ragioni interne a un club restano spesso coperte; quando non ci sono elementi verificabili, conviene non inventare spiegazioni. Ciò che è certo è l’architettura lasciata in eredità: uno spogliatoio compatto, una base tecnica riconoscibile, un club rimesso al centro del racconto cittadino.
Cosa resta del suo lavoro
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Restano procedure. Una filiera di **scouting** costruita su profili di **categoria**, attenzione alla sostenibilità, parametri chiari per le scelte in entrata e in uscita. Restano giocatori valorizzati, alcuni cresciuti oltre le aspettative. E resta un tessuto di relazioni: con agenti, con altre società, con chi ogni giorno fa funzionare il campo e la sede. Tutto questo si misura: risultati sportivi, minutaggi dei giovani, plusvalenze future possibili. È materiale che sopravvive ai cambi di uomini, se la società decide di proteggerlo.
Senza annunci sulla nuova guida dell’area tecnica, si naviga tra ipotesi. I tempi? Non dichiarati. Qui conta la continuità: difendere l’identità appena costruita, aggiornare dove serve, mantenere il legame con **Castellammare di Stabia** e con i suoi riti del sabato. In B le partite si vincono anche nei corridoi: trattative rapide, lista alternative pronta, occhio al bilancio. Se la **Juve Stabia** terrà saldi questi principi, l’addio diventerà un passaggio di consegne, non una frenata.
C’è un’immagine che resta: un dirigente che, la sera, chiude il taccuino nell’ultimo settore ancora illuminato dello stadio. Fuori, il mare fa rumore basso. Dentro, la luce si spegne. Le storie di calcio finiscono così: nel silenzio operativo. Poi, all’improvviso, ricominciano. E chissà da dove ripartirà la prossima.