Un compleanno che è l’essenza stessa di una città intera. Cento anni di Napoli da vivere intensamente: l’1 agosto per cominciare, ma - come ha spiegato De Laurentiis - un evento così importante durerà un anno intero con una serie di appuntamenti e celebrazioni. Comincia Repubblica: domani regalerà ai suoi lettori “Un secolo di gol. I cento anni del Napoli”, un racconto sportivo che in realtà è romanzo popolare. Perché il Napoli è Napoli. E viceversa. Per un abbraccio caldo ed appassionante. Napoli.
La “tribuna” contattata da Repubblica non vede l’ora di godersi il centenario: «Per quanto mi riguarda – dice Maurizio De Giovanni, tra le firme del libro in edicola domani con Repubblica – credo di appartenere alla generazione più fortunata. Ho visto Maradona a cavallo dei 30 anni e mi sono goduto questi ultimi meravigliosi anni con le partecipazioni costanti alla Champions e naturalmente con gli altri due scudetti. Sostenere il Napoli è un orgoglio. Il mio pensiero va ai tifosi che sono andati via troppo presto. Faccio l’esempio di mio padre: è scomparso nel 1981. Il mio ricordo più bello? Ci ho scritto un libro. Mi riferisco alla presa di Torino, la vittoria contro la Juventus datata 9 novembre 1986».
La ricorda perfettamente Roberto Barbieri, ad di Gesac. Perché il tifo è una comunità che condivide gli stessi sentimenti: «Abitavo a Milano. Mi reco a Torino e compro il biglietto al botteghino per la sfida con la Juventus. Era un calcio ancora normale. La tribuna era piena di napoletani. Il primo tempo finisce 0-0, poi segna Laudrup e tornano in mente tutte le occasioni sprecate della nostra storia. Ma in campo c’è Maradona. Diego chiama i compagni, si abbracciano in un cerchio magico. Moreno Ferrario segna l’1-1 e cancella così l’autogol con il Perugia, poi tocca a Bruno Giordano e Volpecina. Vinciamo e crediamo finalmente nello scudetto. Eravamo tutti uniti allo stadio dal Napoli. Che per me è amore. E non si può mai mettere in discussione, neanche nei momenti bui. Ricordo una sfida contro la Juventus del 6 aprile 1975: perdemmo 2-1 nel finale con la rete di Altafini, il grande ex della sfida. Era il Napoli di Vinicio e il sogno dello scudetto sfumò».
Le emozioni di quella sconfitta hanno segnato pure un altro grande tifoso come Claudio Botti, avvocato e fondatore del Te Diegum: «La vita dell’appassionato è fatta anche di sofferenza e partecipazione. Sfiori lo scudetto con una squadra di buon livello ma con un allenatore all’avanguardia come Vinicio perdendo a Torino a causa di un ex idolo. Sono abbonato dal 1966 e da allora non ho mai saltato una partita, neanche in serie C. È un pezzo di vita condiviso con passione e senso di identità. I 100 anni del Napoli sono come il compleanno di una persona cara. Peccato che non ci sia l’invitato più importante, parlo ovviamente di Diego Maradona. Quando è scomparso, è andato via un pezzo importante di condivisione e di vita». Per la cantante Monica Sarnelli «Diego è tutto. Sono molto legata a lui. L’ho conosciuto quando ero la vocalist di Peppino Di Capri. Maradona è stato un grandissimo calciatore, ma anche una bellissima persona. Manca tantissimo ogni giorno». Il Napoli è anche romanzo familiare: «Penso a mio nonno Gennaro – dice la showgirl Maria Mazza – era del 1922 ed è stato uno dei primi abbonati. Mostrava con orgoglio la sua tessera. È lui ad aver trasmesso a me la fede azzurra che a mia volta l’ho passata a mia figlia Sveva. L’altro giorno è andata a scuola con la maglia del Napoli. È stato bello vivere gli ultimi due scudetti con lei e mio marito». Per l’imprenditore Costanzo Jannotti Pecci «il ruolo di De Laurentiis è stato decisivo. Ha preso il Napoli nel 2004 e lo ha portato ai vertici in Italia ed in Europa. Questa società adesso è una realtà. De Laurentiis ha riportato i ragazzini a tifare per il Napoli. Venti anni fa, invece, pensavano a Milan, Juventus ed Inter. Credo sia il regalo più bello del centenario».