Dentro l’ipotesi di rivoluzione o profondo rinnovamento, ci sono tre pilastri da cui ripartirà la Juve. Sono i leader tecnici, caratteriali e tattici del gruppo. Yildiz rappresenta il talento, la pietra angolare su cui appoggiare il piano di rilancio. Non ci possono essere Real Madrid o Arsenal che tengano. John Elkann, se solo mettesse in discussione il turco blindato all’inizio dell’inverno, toglierebbe di colpo credibilità e argomenti convincenti al ciclo appena affidato a Spalletti. Kenan è l’unico inavvicinabile e non trattabile dalla Juve. Locatelli è il capitano, interpreta l’anima e lo spirito della Signora, non si è mai tirato indietro, sembra il fedele custode del messaggio portato dall’ex ct all’interno dello spogliatoio e dalla nuova dirigenza: si va verso una squadra più “italiana”, come raccontano la storia e la tradizione del club bianconero. McKennie è il simbolo dell’eclettismo e della disponibilità tattica, un testimone del calcio moderno. Lucio se n’è innamorato per la capacità di adattarsi a più ruoli: è la sua coperta di Linus, per sette mesi gli ha fatto fare il giro del campo, impiegandolo in qualsiasi posizione. Ci mancava lo mettesse in porta o difensore centrale, ha fatto persino il centravanti, perché possiede il senso del gol e dell’inserimento. Spalletti era quasi dispiaciuto di non poterlo utilizzare stabilmente da “invasore”, la specialità preferita da Weston, come ha dimostrato nel debutto Mondiale.
Yildiz, Locatelli e McKennie, i tre cardini della Juve
RINCORSE. Yildiz, Locatelli e McKennie sono i tre cardini della Juve che ha appena concluso al sesto posto il campionato e lo saranno nella prossima stagione. Un chiarimento tecnico: non esiste la possibilità che Spalletti sposti il turco dalla fascia sinistra. Quella è la zona di campo da cui parte per accentrarsi, cercare il tiro e inventare. Lucio ha bisogno di una mezzala offensiva o di un trequartista che sappia inventare la giocata o accendere la luce nel buio pesto delle difese chiuse. Kenan continuerà a muoversi all’ala sinistra, il suo vero ruolo. Non difetta in personalità o in carattere, come spesso ha spiegato il tecnico di Certaldo, sottolineando le sue rincorse e la disponibilità a spendersi in copertura. La grandezza del suo Napoli era questa: star e solisti si sacrificavano per la squadra, correvano avanti e indietro, come impone il calcio moderno.
Carattere e personalità, di cosa ha bisogno la Juve di Spalletti
MEDIANI. La Juve ha bisogno di aggiungere carattere, temperamento, personalità. Questo era il tema di fine campionato, quando Spalletti indicò Locatelli come uno dei giocatori simbolo, non solo perché sa contrastare ma è sempre presente e lucido sul campo, sa gestire i momenti e reagire alle difficoltà. Manuel era stato escluso dall’Europeo 2024 ma venne richiamato nei mesi successivi in Nazionale. Spalletti non ha mai coltivato pregiudizi e alla Juve lo ha dimostrato, sistemandolo al centro del progetto. Nella prossima stagione si indirizzerà più stabilmente verso il 4-2-3-1: dal mercato attende un centrocampista dinamico e con l’ultimo passaggio. Un regista aggiunto al play italiano, vero metronomo. McKennie continuerà a essere un punto fermo con l’idea di impiegarlo stabilmente a centrocampo e solo all’occorrenza sulla fascia.
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