Le visite mediche le aveva superate già martedì in tarda serata. Aspettava soltanto di lasciarsi alle spalle l’ultima curva per tagliare il traguardo: Jeff Ekhator è il nuovo attaccante della Juve. Ieri in serata è giunta anche l’ufficialità di una trattativa lampo, ma con tantissime complicazioni. Legate alle cifre, al tempo per perfezionarla di fatto entro il 1° luglio e pure alle contropartite tecniche. La scelta di Giovanni Daffara di andare al Parma ha alzato i numeri complessivi da 15 a 16+2 milioni di bonus. In più, la clessidra è stato un fattore determinante: più per il Genoa che per la Juve, va detto.
Nel frattempo, Giovanni Carnevali anche grazie al passaggio di David Puczka ai rossoblù è riuscito a trovare i soldi per ottenere il tesoretto da 12/13 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno. Missione contabile raggiunta. Dal punto di vista tecnico, invece, in casa bianconera da adesso in avanti inizieranno le valutazioni sull’intero reparto offensivo. Anche perché, se le negoziazioni col Psg continueranno a procedere di questo passo, il mese di luglio può diventare quello della firma di Randal Kolo Muani. Dunque, senza uscite, cinque giocatori per un posto soltanto. Per ora, il conto si ferma a quattro: Jonathan David, Lois Openda, Arkadiusz Milik e appunto Ekhator, che adesso sarà esaminato con attenzione durante il ritiro pre-campionato. Nessuno - compreso Luciano Spalletti - nutre dei dubbi sul valore del ragazzo, che ha avuto un buonissimo impatto con la Serie A assaggiata in maglia rossoblù. L’ha lanciato Alberto Gilardino, l’ha plasmato Patrick Vieira e l’ha forgiato Daniele De Rossi. Tutti hanno stimato Ekhator, senza però mai dargli responsabilità da primo attore.
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