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Vlahovic, caso mondiale: nessuno fa la fila e lui non ha preso atto della realtà

Un secolo fa Luca Carboni cantava: "I soldi lo so che non danno la felicità, immagina però come può stare chi non li ha". Chissà come starà Dusan Vlahovic che di soldi da parte ne ha messi fin troppi. Eppure dal primo luglio è un disoccupato di lusso del calcio ed è soprattutto un dimenticato. La gioiosa macchina del pallone va serenamente avanti senza di lui, non ne sente la mancanza. Ai Mondiali la Serbia non c’è. E nessuno pensa al centravanti che ha soli 26 anni e sembra già un calciatore che si è lasciato il meglio alle spalle. Non benissimo per uno che a un certo punto sembrava destinato a diventare uno dei più forti bomber europei.

Juve, occasione sprecata

Vlahovic la sua grande occasione l’ha avuta. Quattro stagioni e mezza alla Juventus. Sì, qualche alibi possiamo concederglielo. La sua non è stata certo la grande Juve. Ha intercettato i bianconeri quando è cominciata la loro parabola discendente. Ma è piena la storia del football di calciatori, soprattutto attaccanti, che sono riusciti a mettersi in luce pur giocando in squadre non attrezzate per vincere. Non è stato il suo caso. In più di Dusan non si è mai vista la fame. Si è progressivamente afflosciato insieme col resto della truppa. Non si è rivelato un condottiero. È un calciatore bravo, un buon centravanti (secondo alcuni ottimo, secondo altri discreto) che però ha bisogno del sostegno degli altri. Non può essere lui il trascinatore. Il problema è sorto perché alla Juventus in busta paga lui era un top player. Il suo era un contratto da fuoriclasse, da numero uno. Contratto con stipendio a salire fino alla stratosferica cifra di 12 milioni netti dal terzo anno in poi. L’allora club di Agnelli lo acquistò a gennaio del 2022 e lo pagò 75 milioni. Erano convinti che al terzo anno lo avrebbero rivenduto per una somma a tre cifre. Erano convinti di aver acquistato il centravanti del futuro. È andata diversamente. Fu il suo ex procuratore Darko Ristic a farlo diventare per distacco il più pagato della Serie A. Un abito che non è stato in grado di indossare. Né calcisticamente né psicologicamente. Ha segnato 68 gol in 168 partite con la maglia bianconera. Non una media da urlo. Cristiano Ronaldo, giusto per dare un’idea di cosa siano i numeri straordinari, con la Juventus ha segnato 101 gol in 134 presenze.

Prigioniero del contratto

Vlahovic ha finito col diventare schiavo (si fa per dire) del suo contratto. Non ne ha voluto sapere di prendere atto della realtà. Di guardare in faccia il suo reale rendimento. Per rimanere alla Juve ha continuato a chiedere una cifra fuori mercato per la Serie A. E il padre – che nel frattempo ha preso il posto di Ristic – pretende pure un extra monstre al momento della firma. La Juventus lo avrebbe tenuto: un po’ perché Dusan il centravanti lo sa fare, un po’ perché Spalletti è atterrito da quelle che possono essere le alternative visto il materiale che si è ritrovato quest’anno. Ma evidentemente il serbo continua a considerarsi il miglior calciatore del campionato. I numeri e i fatti, però dicono altro. Da ieri è ufficialmente nell’elenco dei disoccupati. Non crediamo che avrà problemi a trovare lavoro, né tantomeno a procurarsi uno stipendio adeguato alle proprie ambizioni economiche. Ma Dusan dovrà accontentarsi di un altro calcio. Più soldi vuole, più in periferia deve andare. Al momento non ci pare che i club di Premier League si siano messi in fila per lui. L’unico interesse degno di questo nome arriva dalla Turchia, dal Besiktas di Vincenzo Italiano. Che, con tutto il rispetto, non incarna l’élite del football europeo. Un giorno ai nipoti più che i grandi gol, racconterà gli indimenticabili accrediti bancari. E probabilmente i nipoti gradiranno di più.

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