Difficile, per non dire impossibile, immaginare un capolavoro di masochismo strategico dalla simile portata. Non ci sono altri aggettivi per descrivere il cataclisma comunicativo che ha investito la Juventus nelle ultime 48 ore. La conta dei superstiti sta a zero, dal momento che tutti e proprio tutti ne usciranno con le ossa rotte. A cominciare dallo stesso Di Gregorio, vittima del più classico degli autogol firmato, stavolta, da chi dovrebbe curarne gli interessi: l’agenzia CA Management, a cui fa capo Carlo Alberto Belloni.
Di Gregorio: la replica del portiere al suo entourage
È bastata una semplice nota, pubblicata nella serata di mercoledì e in cui l’entourage accusava la società bianconera di “aver speso 130 milioni per tre attaccanti impresentabili” e di aver scaricato il fallimento stagionale sul suo assistito. Un attacco scagliato dal nulla e - presumibilmente - senza il placet dello stesso Di Gregorio.
Almeno, questo è ciò che si legge tra le righe del post pubblicato poi dal portiere ieri pomeriggio sulla sua pagina Instagram: «In seguito alle dichiarazioni fatte dal mio agente, ci tengo a fare una precisazione riguardo alla mia posizione. Anche se si tratta della mia agenzia e del mio procuratore, con cui ho un grandissimo rapporto e con cui collaboro dagli inizi della mia carriera, prendo le distanze per quanto ha riferito sui miei compagni, per cui ho grandissima stima e rispetto, come ho sempre dimostrato, in campo e fuori. Nonostante sia stata indubbiamente una stagione difficile per il clima che si è creato intorno a me - continua DiGre - la mia professionalità non è in discussione. Finché sarò un giocatore della Juventus rispetterò i miei compagni e onorerò la maglia come ho sempre fatto finora».
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