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Giovani o vecchi, la Juve ha l'onere di vincere di nuovo

Prima Ekhator, poi Muharemovic: due indizi non fanno una prova, ma sono un segnale forte e, a quanto pare, per nulla casuale. Pare, infatti, che la Juventus, pur non accantonando gli obiettivi più maturi per restituire esperienza e carattere alla rosa, voglia investire principalmente sui giovani. Come dire: i soldi si spendono per i talenti, i trentenni (o quasi trentenni) si prendono a parametro o in saldo. Il che rappresenta uno scostamento significativo dalla politica dell'instant team, pianificata da Comolli per provare a vincere subito, senza troppa attenzione alla prospettiva (e alla sostenibilità del progetto). E Spalletti era d'accordo. Giovanni Carnevali ha sterzato. D'altronde, a fronte di 415 milioni buttati letteralmente nella spazzatura dal 2023 al 2025, per acquistare giocatori, in teoria, “pronti”, è un'idea sensata provare con investimenti che possano rendere sia tecnicamente che economicamente. Soprattutto se, com'è nei piani di Carnevali, non si esclude a priori l'inclusione nel progetto di elementi di maggiore esperienza. E non a caso, sta cercando di chiudere Kolo Muani in tempo per il raduno. Se tutto fila liscio è un piano perfetto, perché presuppone l'apertura di un ciclo e non un exploit estemporaneo. Tuttavia, bisogna tenere presente alcuni fondamentali fattori. La Juve non vince il campionato da sei stagioni, nelle quali è, oltretutto, scomparsa dalla lotta scudetto tra gennaio e febbraio. In questo periodo ha vinto due volte la Coppa Italia, ma ha anche rimediato una poco invidiabile serie di brutte figure o di sconfitte storiche per la loro portata.

L'onere di vincere

È vero, ci sono stati periodi più lunghi senza vincere lo scudetto, per esempio i nove anni fra l'ultimo di Trapattoni nel 1986 e il primo di Lippi del 1995, ma il terzo cambio dei vertici dirigenziali in tre anni (nei quali sono anche cambiati tre allenatori) si carica l'onere di invertire la tendenza in un ambiente con il serbatoio della pazienza in riserva. Non c'è, insomma, un grande margine di manovra. La Juve deve tornare a vincere qualcosa o andarci molto vicino, non può essere l'ennesimo anno di transizione, perché farebbe da pericoloso detonatore alla frustrazione accumulata nei precedenti sei. Questo comporta che il progetto tecnico sia il più possibile condiviso dal gruppo dirigenziale, dall'allenatore e dai tifosi, perché non si può arenare alle prime, inevitabili, difficoltà, ma va difeso con convinzione per non spingere la Juve verso nuovi ribaltoni in panchina o in sede. E non si può più partire vendendo l'obiettivo del “quarto posto”. Intanto perché ultimamente non ha portato proprio benissimo e, soprattutto, perché invece di alleggerire la pressione sulla squadra, ne ha alleggerito le ambizioni. La Juve deve ritrovare l'ambizione.

Ricostruzione inevitabile e complicata

La ricostruzione, che dopo anni di catastrofi tecniche e di mercato, è inevitabile e complicata, non può appoggiarsi su un pianerottolo intermedio, ma deve puntare in alto, mirare al bersaglio grosso, perché da ricostruire c'è anche una mentalità juventina, che si è dispersa con il ritiro o l'inopinata cessione dei campioni del ciclo dei nove scudetti. L'ambizione di puntare a vincere subito deve essere la filigrana di qualsiasi progetto, che includa giovani, vecchi, colpi milionari o parametri zero. E qualsiasi progetto deve puntare il successo in tempi brevissimi. Sotto questo punto di vista, Carnevali e Spalletti dovrebbero ragionare seriamente sulla possibilità di mirare all'Europa League. È un trofeo che, da quando ha cambiato nome e formato, la Juve non ha mai vinto e rappresenta il secondo più importante trofeo continentale per squadre di club. Rilancerebbe l'entusiasmo, creerebbe una fiducia e una solida esperienza internazionale, metterebbe le basi per il rilancio non solo tecnico, ma anche di immagine del club. E, in attesa di capire chi “scenderà” dai playoff di Champions League, non sembra un'impresa impossibile. Anche con una squadra più giovane e arrembante. Anzi, forse soprattutto con una squadra giovane e arrembante.

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