Si torna indietro con la macchina del tempo al 7 marzo, Juventus-Pisa allo Stadium: nell'abbondante 4-0 c'è anche la firma di Khephren Thuram, la Juve è sì sesta in classifica ma con una ventata di ottimismo che si riassume nell'abbraccio spontaneo di Luciano Spalletti al suo centrocampista. Si guardava con fiducia ai successivi due mesi e mezzo di campionato, messo alla spalle il febbraio nero: invece la Juve sesta è rimasta e la mancata qualificazione alla Champions porterà a sacrifici necessari. Con un principio molto chiaro da seguire: vendere sì, ma non svendere, men che meno regalare.
Sono passati praticamente quattro mesi da quella sera del trionfo con il Pisa e ancora meno dal successo sul Bologna del 19 aprile, ultimo gol di Khephren in bianconero: se resterà proprio l'ultimo in assoluto del figlio d'arte nella Juve lo dirà solo il mercato, anche perché Thuram non è considerato un esubero da piazzare, anzi. La volontà è chiara: l'ex Nizza, pagato una ventina di milioni da Giuntoli, può fruttare una sostanziosa plusvalenza, ma appunto, essendo un titolare, è considerato un pezzo pregiato della collezione bianconera e dunque non rientra nei saldi. Khephren può partire per il fatto di avere tanti estimatori, soprattutto in Premier League, una realtà che ha dimostrato in questo inizio di trattative - se ancora ce ne fosse bisogno - di viaggiare a un'altra velocità per disponibilità economica sia a livello di costo di cartellini sia per gli stipendi da elargire ai calciatori.
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