Suo padre sempre al suo fianco, la normalità che pian piano sta prendendo il sopravvento. E poi i sorrisi. Che mancavano da un po’. Ma che adesso esprimono “soddisfazione e anche un po’ di stupore” per i progressi delle investigazioni. Marco Basoccu, il 36enne tifoso juventino gravemente ferito alla testa prima dell’ultimo derby di Torino, ha rimesso definitivamente e finalmente insieme i pezzi. Ad aiutarlo lo sviluppo delle indagini del pm, come la successiva richiesta della Procura: a colpirlo è stato un lacrimogeno, a scagliarlo sarebbe stato un agente della squadra mobile, colpevole di aver sparato ad altezza uomo. Per lui è stata richiesta la misura dei domiciliari ed è indagato per lesioni aggravate: la decisione del gip è attesa nei primi giorni. “L’avevo capito, soprattutto basandomi sulle testimonianze ricevute”, racconta Basoccu. Che ora sta “bene, almeno fisicamente: di tanto in tanto ho qualche mal di testa e avrò comunque un altro intervento, programmato per settembre”.
Poi c’è il trauma, da non sottovalutare: “Spero diventi presto un brutto ricordo, per adesso sto cercando di recuperare le forze e non sono ancora rientrato al lavoro. Vivo alla giornata e aspetto sviluppi”. Sviluppi intanto ne ha avuti dalle indagini, per le quali sono e saranno determinanti le testimonianze di chi era, con Marco, all’esterno dello Stadio Olimpico Grande Torino. Il nodo principale da sciogliere riguarda il motivo per cui il poliziotto abbia deciso di sparare “numerosi razzi” (secondo i testimoni) sulla folla in coda, lontana dagli scontri, in quella parte di via Filadelfia dove tanti ragazzi erano semplicemente in attesa di guadagnare l’ingresso in curva ospiti.
"Poteva pentirsi e chiarire"
“Non c’era nulla da sedare, figuriamoci. Perciò bisogna capire se sia stato un diktat dall’alto oppure un’azione del singolo. Marco e chi era con lui si stavano spostando pacificamente”, il commento di Pier Luigi, papà di Basoccu. Che dentro di sé, oltre ai dubbi, coltiva adesso una buona dose di rabbia: “Sarebbe bello avere una spiegazione, anche solo per capire. Ma non c’è alcuna intenzione di incontrare l’agente responsabile: aveva l’opportunità di pentirsi e di chiarire. Ora dovrà invece risponderne in maniera coercitiva. Mi lascia senza parole sapere che a ferire sia stato un poliziotto”.
E la Juve? Ha fatto piacere la telefonata ricevuta dal presidente Ferrero, ma per lo stadio no, probabilmente non ci sarà più posto: “Onestamente, non me la sento di tornare a seguire le partite - dice Marco -: sono ancora troppo scosso e le dinamiche accertate non hanno aiutato. La verità è che poteva capitare a chiunque: questa cosa mi spaventa più di tutte le altre”.
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