Del Piero simulatore
Ok, obietterà qualcuno felice dell'attuale status del calcio italiano, ma almeno da noi non soffiano sul fuoco delle polemiche arbitrali, o quantomeno non ne parlano con i diretti interessati. Eh no, qui entrano in ballo, a mero titolo esemplificativo a proposito di illustri istituzioni, il presidente del Senato e il sindaco di Milano: le mille polemiche arbitrali promosse dal primo, perfino di fronte a loro in un convegno promosso dall'Associazione Italiana Arbitri e dalla Regione Lombardia ("troppi errori contro l'Inter, dovete farne di meno"); quanto al sindaco, come dimenticare l'intemerata post Bastoni Kalulu in cui coinvolse perfino Del Piero, descritto come autore di incredibili simulazioni? Procuratori sportivi e non, presidenti delle Camere, sindaci di città importantissime, istituzioni sportive ai massimi livelli: dalle nostre parti, mentre ridiamo degli altri, non ci facciamo mancare nulla. Ed è bene ribadirlo: non si tratta di avere una squadra preferita, come ribatte chi fa finta di non capire. Ma di esibire di continuo e talvolta sguaiatamente quella passione, non trattenersi dal rappresentarla periodicamente al mondo, di indossare cimeli, fare pubblici auspici, dichiarazioni di odio, esultanze a bordo campo. Il tutto, mentre si rivestono ruoli in cui non solo essere ma anche sembrare terzi e distanti da certe questioni dovrebbe essere il minimo richiesto da dei media appena normali.
E invece no, da noi si ride giustamente degli Usa e della FIFA ma ci si scorda tutto quello che accade qui, compreso l'unico casa di grazia presidenziale della storia del nostro calcio, il caso Lukaku. In risposta a chi cerca di silenziare chi azzarda il paragone, invocando un po' strumentalmente la sacrosanta battaglia comune contro il razzismo, più ancora che sottolineare che in quello stadio i deprecabili cori erano in nettissima minoranza rispetto a chi fischiava il centravanti autore di un fallo durissimo appena entrato in campo, basterà chiedere se per caso ricordano un altro caso di revoca dei cartellini per esempio per Vlahovic e Kean, autori di esultanze o gesti polemici in risposta a insistiti e inaccettabili cori razzisti dei tifosi rivali. Ma ovviamente questo, nel Paese che non ha memoria e tantomeno coerenza, non può ricordarlo nessuno.
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