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Vlahovic e il ritorno alla Juve, ecco il piano: i 4 nodi da sciogliere e il prossimo passo decisivo

TORINO - Non sarà facile fare in modo che il passato non intralci il presente. A prescindere dal cambio di dirigenza, ci sono tanti aspetti che la Juve valuterà prima di andare forte sul ritorno di fiamma di Dusan Vlahovic. Prima cosa: l’impatto economico. Il club ha la grande possibilità di risparmiare una somma ingente per il cartellino di un attaccante importante, che può reinvestire in altri reparti. Ma con l’ingaggio - con i rientri di giocatori “pesanti” dai prestiti e coi rinnovi di Yildiz, McKennie e Locatelli - non si scherza: la Juve non intende superare il tetto imposto dal prolungamento del contratto di Kenan e soprattutto non vuole ritrovarsi tra un anno in questa stessa situazione. Dunque, se Vlahovic dimostrerà di voler tendere una mano ai bianconeri, dovrà farlo alle condizioni di Carnevali: poco più di 6 milioni netti a stagione per almeno due anni. Con commissioni per papà Milos a dir poco contenute. La Juve, impegnata nella difficile scalata per le cessioni, non è in vena di spese pazze. Queste saranno le condizioni: prendere o lasciare.

Carnevali riapre le porte al serbo, che spera nella svolta entro 10 giorni

Non bastano soltanto i soldi, però, a mitigare le ferite del passato. Secondo aspetto, dunque: il fattore ambientale. Anche col gruppo Vlahovic dovrà mostrare un altro atteggiamento. Meno spacconeria, più sostanza. Tanto lavoro - su questo dettaglio è impossibile imputargli qualcosa: tra aprile e maggio, pur di aiutare la squadra, è sceso in campo senza essere al meglio della condizione - e poche chiacchiere. I riferimenti ai contratti di David e Yildiz, nella precedente trattativa imbastita con Damien Comolli, non sono piaciuti. A Dusan la Juve gli farà sudare l’appuntamento e anche il nuovo contratto, ma le porte aperte di Carnevali sono un segnale. Un modo per ricambiare i messaggi che il giocatore in questi giorni ha mandato al club, ai vecchi compagni di squadra e a Luciano Spalletti (oggi incontra Massara: ci sarà un vertice), uno che tra febbraio e marzo si è speso in prima persona per favorire il dialogo tra l’entourage di Vlahovic e Comolli. Era un binario morto, fino all’approdo di Lucio a Torino.

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