"Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore", cantava Francesco De Gregori. Una frase che calza a pennello per Antonio Cabrini. A 44 anni dalla vittoria del Mundial del 1982, l'ex calciatore della Juventus ha rivissuto quei momenti che hanno portato l'Italia di Enzo Bearzot sul tetto del mondo, partendo dagli inizia alla Cremonese fino alle pagine più belle, tra cui spicca la Coppa del Mondo. E non manca anche un tributo alla squadra bianconera.
Il rigore sbagliato in finale
"È stato un momento difficile perché era la finale della Coppa del Mondo ed eravamo ancora sullo 0-0. Bearzot prima di rientrare in campo nel secondo tempo mi prese per il collo, mi attaccò al muro e mi disse: 'Forse non hai capito che con questo tuo rigore sbagliato vinceremo il Mondiale, ora va e gioca come sai'", ha esordito così alla vigilia del 44º anniversario della vittoria del Mundial del 1982 a VivoAzzurro. Alla fine, quell'errore in finale non è stato decisivo, vista la vittoria arrivata per 3-1 contro la Germania al Santiago Bernabeu di Madrid, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Proprio Enzo Bearzot è stato l'allenatore che ha segnato la carriera di Cabrini: "Più che un allenatore Bearzot è stato un padre per molti di noi. Si metteva davanti alla squadra prendendosi sempre lui le responsabilità, nel bene e nel male''.
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