La Nazionale è un cerchio che si chiude. Quando, nel 2018, Leonardo tornò al Milan da dirigente, volle Paolo Maldini al suo fianco. Ora, il nuovo direttore tecnico della Nazionale e presidente del Club Italia ha ricambiato, chiamando il brasiliano, le cui radici sono profonde anche in Italia, nell’ancor più inedito ruolo di advisor. Alla base, l’idea di strutturare la Nazionale, e più in generale la parte sportiva della Federcalcio, sempre più come un club. «Saremo buoni, cattivi e viceversa», dissero all’epoca: la coppia ricomposta avrà tanto da fare, per costruire un nuovo corso che - almeno formalmente - ha un orizzonte persino più lungo di quello di Giovanni Malagò, dato che il progetto è quadriennale, ma nel mezzo ci saranno nuove elezioni presidenziali (nel 2028), che potremmo definire di midterm.
Dt e advisor con peso decisionale: l’Italia strutturata come un club
Il passo più atteso è quello che riguarda il nuovo commissario tecnico, anche se è possibile che i due si prendano tutta la settimana. Finora, la corsa è sempre stata considerata ristretta ad Antonio Conte e Roberto Mancini, con le loro differenze - anche economiche - e il tratto in comune di aver già guidato la Nazionale. Il numero uno della Federcalcio ha sempre detto di non aver telefonato a nessuno: la sorpresa riservata al Paese con la scelta di Leonardo (Maldini è sempre stato considerato il grande favorito, l’ex Paris Saint-Germain ha preso tutti alla sprovvista) ammonisce a cercare il futuro ct anche battendo altre strade. Il che non vuol dire escludere Conte e Mancini, che, per inciso, hanno entrambi un ottimo rapporto con Maldini.
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