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Il superstite di Comolli, come sta Thuram e il caso Milik: con la Juve può finire adesso

TORINO - Un’altra visita lampo al campo, per il secondo giorno di ripresa dei lavori, consapevole di essere uscito indenne dalla recente rivoluzione societaria. Tutto fuorché scontato per l’Head of Performance bianconero Darren Burgess. Tra i pochi uomini di Comolli a cui sarà garantito un ruolo nella Juve che verrà. Spoiler: lo stesso che ricopre attualmente. Un po’, perché la società ha messo in conto di poterne valutare oggettivamente l’operato solo nel lungo periodo. Un po’ perché il suo addio avrebbe obbligato la dirigenza a dissipare ulteriori energie per una casella non ritenuta urgente. Specie con l’area scouting ancora sguarnita e che potrebbe vedere a breve l’approdo in bianconero di uno tra Enrico Paresce e Davide Cangini. Giudizio sospeso, dunque, almeno per il momento. Anche se – va detto – andranno poste necessariamente delle migliorie nei piani per la prevenzione degli infortuni.

Juve, le condizioni di Thuram: niente Basilea e rientro senza rischi

Una piaga per la Juventus, se si considerano i lunghi ko dei vari Vlahovic, Cabal, Bremer, Gatti, Milik e Thuram. Quest’ultimo, ancora alle prese con gli strascichi della sua sindrome femoro-rotulea che lo costringerà ad allenarsi a parte almeno per il resto di questa settimana (anche ieri, giusto un po’ di lavoro in palestra). Da escludere infatti che Thuram possa prendere parte alla prima amichevole stagionale con il Basilea. La Juventus, del resto, non ha nessuna intenzione di forzarne il rientro. Anzitutto perché si tratta di un infortunio delicato, da trattare con le dovute precauzioni per non correre il rischio di incappare in ricadute di maggiore entità. E poi perché il francese resta uno dei pochi asset cedibili a buon prezzo sul mercato.

Milik racconta il periodo più difficile: il futuro con la Juve è in bilico

A differenza di Arkadiusz Milik – ieri in campo con il resto dei compagni – per il quale si fa sempre più strada l’ipotesi della rescissione consensuale con la Juventus. Lo stesso attaccante, nella mattinata di ieri, è intervenuto ai microfoni dell’emittente radiofonica Rmf per raccontare gli ultimi mesi trascorsi a Torino: «Il periodo peggiore della mia vita è stato tra gennaio e marzo-aprile dell’anno scorso. Mia moglie mi ha sostenuto e mi ha dato forza quando non ne avevo più. Ho pianto davanti a lei, guardandola negli occhi; lei mi abbracciava e rimaneva lì».

«Non direi di essere stato clinicamente depresso – continua Milik –*, ma ho attraversato cadute emotive molto profonde e difficili da gestire. Ogni volta ricominciava lo stesso ciclo: speranza, allenamento, sorriso, nuovo infortunio, caduta profonda. Poi ancora speranza, ritorno, nuovo stop. A un certo punto pensavo: “Non ce la faccio più”. Dentro di me, però, c’è sempre stata una voce che mi diceva di continuare nonostante il dolore. Per questo continuerò a lottare per tornare al calcio e al livello che avevo. Sento di potercela fare e voglio provarci».*

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