Certe storie sembrano chiudersi per poi ricominciare da un’altra prospettiva. Stephan Lichtsteiner lo scoprirà oggi, quando il suo Basilea incrocerà la Juve nella prima amichevole estiva dei bianconeri. Una partita di luglio, senza punti in palio, ma con un valore simbolico enorme per chi con la maglia bianconera ha scritto una delle pagine più vincenti della storia recente del club. Sarà il primo confronto da allenatore contro la squadra che lo ha consacrato e che, per sette stagioni, è stata casa sua. Un incrocio inevitabilmente carico di ricordi e di emozioni. La sfida è in programma al St. Jakob-Park, dove il nuovo corso del Basilea guidato dall’ex terzino svizzero testerà la Juve nel primo appuntamento del precampionato.
Liechtsteiner instacabile
Per Lichtsteiner è l’inizio di una nuova vita calcistica. Dopo aver mosso i primi passi nel settore giovanile del Basilea, il club da fine gennaio gli ha affidato la prima squadra, puntando sul carattere, sulla cultura del lavoro e sulla mentalità vincente che l’hanno accompagnato per tutta la carriera. Doti che da giocatore sono riusciti a trasformarlo in uno dei simboli della Juventus del ciclo dei nove scudetti consecutivi (lo svizzero ne ha conquistati sette: nessuno straniero in A ha fatto meglio di lui) e che oggi rappresentano il suo principale biglietto da visita in panchina. Se c’è un aggettivo che ha accompagnato la carriera di Lichtsteiner è “instancabile”. Antonio Conte ne fece uno degli uomini chiave della sua rivoluzione. Arrivato nell’estate del 2011 dalla Lazio quasi in sordina, il terzino svizzero diventò immediatamente il padrone della fascia destra nel 3-5-2 del tecnico salentino. Le sue corse infinite, gli inserimenti senza palla e quella feroce aggressività in ogni duello incarnavano perfettamente lo spirito della nuova Juventus. Non era il più elegante, ma il più affidabile. Con Conte vinse i primi tre scudetti, diventando un punto fermo di un gruppo che ritrovò la propria identità dopo anni complicati.
Colonna Juve, futuro Basilea
Poi arrivò Max Allegri e il copione non cambiò. Anzi, Lichtsteiner continuò a essere una colonna dello spogliatoio, contribuendo ai successi nazionali e alle due cavalcate fino alle finali di Champions League del 2015 e del 2017. Nel frattempo aveva costruito un rapporto speciale con i tifosi, che ne apprezzavano soprattutto lo spirito combattivo. In bianconero oltre 250 presenze, per lui in bacheca anche quattro Coppe Italia e tre Supercoppe italiane. Numeri che raccontano solo in parte il peso avuto nello spogliatoio. Perché Lichtsteiner è stato uno di quei giocatori capaci di trasmettere mentalità anche senza la fascia da capitano. Pretendeva il massimo da sé e dai compagni, incarnando perfettamente quella cultura del sacrificio che ha caratterizzato il ciclo vincente juventino. Non sono mancati nemmeno i momenti difficili. Dall’esclusione dalla lista Champions nella stagione 2017-2018 alle inevitabili rotazioni negli ultimi anni di Torino, lo svizzero non ha mai cambiato atteggiamento. Oggi per novanta minuti il passato lascerà spazio al presente. Sulla panchina del Basilea ci sarà un tecnico giovane, chiamato a dimostrare di poter costruire una carriera importante anche da insegnante di calcio. Di fronte troverà la Juve che lo ha reso grande. Sarà soltanto un’amichevole estiva, ma per Lichtsteiner avrà inevitabilmente il sapore di un ritorno. Non più da guerriero della fascia destra, ma l’emozione comunque non mancherà.
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