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Yildiz, la Juve riabbraccia il suo 10 tra sogni, speranze...e visite mediche

20 luglio 2026, 08:11

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È trascorso giusto un mese da quando Luciano Spalletti si è premurato di telefonare a Kenan Yildiz. Un’intercontinentale con destinazione continente americano per consolare il suo numero 10 dall’eliminazione al Mondiale. Non prevista e bruciante perché la Turchia arrivava negli Usa con grandi ambizioni, sospinta dalle speranze di una “generazione d’oro” di cui il bianconero è uno dei rappresentanti più illustri. Ma i desideri si sono frantumati al cospetto della realtà e la sconfitta contro il Paraguay, peraltro in 10 per quasi tutta la partita, ha sancito una dolorosa eliminazione e, nello specifico di Kenan, la frustrazione della voglia di riscatto dopo un finale di campionato tutt’altro che esaltante con la Juventus.

Yildiz, Mondiale opaco

E proprio a questo aspetto deve aver subito pensato Spalletti quando ha deciso di chiamarlo per rincuorarlo, certo, ma anche per sollecitarlo a staccare mentalmente dal calcio, a stare con i propri cari e ricaricarsi in vista del ritorno a Torino. Perché era evidente che anche al Mondiale non sia andato il“vero” Yildiz, quello dallo scatto e dalle sterzate brucianti. No, era evidentemente ancora opaco e appesantito, zavorrato dal problema al tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Il problema, appunto, che ne ha pesantemente condizionato il finale di stagione e che ha fatto mancare alla Juventus uno degli elementi più importanti nella corsa alla Champions Legue. Il suo ultimo gol in bianconero data infatti 21 marzo e da allora la sua eclisse ha coinciso con l’avvitarsi dei bianconeri in quel buco nero che ha portato ai disastri interni contro Verona prima e Fiorentina poi, senza che in quelle situazioni di difficoltà ci fossero i guizzi del turco a cavare la squadra d’impaccio.

Kenan, le condizioni

Ecco: conoscere a che punto sia la condizione fisica (e medica) di Kenan Yildiz è una questione dirimente per cominciare la stagione con il passo giusto. A tracciare una prima linea di demarcazione saranno, già oggi, le visite di rito che l’attaccante sosterrà al J Medical: di routine, certo, alla ripresa degli allenamenti, ma nel suo caso effettuate con una particolare attenzione in modo da stabilire a che punto sia la patologia al ginocchio. Perché da queste valutazioni dipenderà poi il tipo di lavoro atletico che potrà sostenere e la gestione dei carichi atletici: da solo o con il resto del gruppo.

Le parole di Spalletti

Spalletti aspetta, sorretto da un ragionevole ottimismo che ne ha indirizzato le dichiarazioni nel corso della conferenza stampa che ha preceduto la prima amichevole di Basilea: «Noi abbiamo uno staff di primissimo livello e lo aspettiamo a braccia aperte perché per noi è molte cose. Secondo i nostri pensieri Yildiz tornerà e rientrerà subito in gruppo. Poi se servirà faremo un lavoro adatto alle sue necessità e probabilmente si seguirà una strada di lavoro differenziato per cercare di mettergli a disposizione tutto il meglio che possiamo dargli». Decrittando le dichiarazioni del tecnico è dunque evidente che serviranno attenzione, equilibrio e soprattutto non ci dovrà essere fretta nella gestione del ragazzo. Guai, infatti, a forzare in questa fase delicata della preparazione perché un eventuale stop prolungato rischierebbe di compromettere l’intera stagione del turco: attenzione, pazienza e gestione. Nella speranza, ovviamente, che i miglioramenti siano costanti e che Yildiz non sia più costretto a convivere con il dolore come è accaduto nella parte finale della scorsa stagione. Quando si è visto, casomai ci fosse ancora qualche dubbio, che averlo o non averlo a disposizione nella migliore condizione fa tutta la differenza del mondo.

È trascorso giusto un mese da quando Luciano Spalletti si è premurato di telefonare a Kenan Yildiz. Un’intercontinentale con destinazione continente americano per consolare il suo numero 10 dall’eliminazione al Mondiale. Non prevista e bruciante perché la Turchia arrivava negli Usa con grandi ambizioni, sospinta dalle speranze di una “generazione d’oro” di cui il bianconero è uno dei rappresentanti più illustri. Ma i desideri si sono frantumati al cospetto della realtà e la sconfitta contro il Paraguay, peraltro in 10 per quasi tutta la partita, ha sancito una dolorosa eliminazione e, nello specifico di Kenan, la frustrazione della voglia di riscatto dopo un finale di campionato tutt’altro che esaltante con la Juventus.

Yildiz, Mondiale opaco

E proprio a questo aspetto deve aver subito pensato Spalletti quando ha deciso di chiamarlo per rincuorarlo, certo, ma anche per sollecitarlo a staccare mentalmente dal calcio, a stare con i propri cari e ricaricarsi in vista del ritorno a Torino. Perché era evidente che anche al Mondiale non sia andato il“vero” Yildiz, quello dallo scatto e dalle sterzate brucianti. No, era evidentemente ancora opaco e appesantito, zavorrato dal problema al tendine rotuleo del ginocchio sinistro. Il problema, appunto, che ne ha pesantemente condizionato il finale di stagione e che ha fatto mancare alla Juventus uno degli elementi più importanti nella corsa alla Champions Legue. Il suo ultimo gol in bianconero data infatti 21 marzo e da allora la sua eclisse ha coinciso con l’avvitarsi dei bianconeri in quel buco nero che ha portato ai disastri interni contro Verona prima e Fiorentina poi, senza che in quelle situazioni di difficoltà ci fossero i guizzi del turco a cavare la squadra d’impaccio.

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