20 luglio 2026, 10:32
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Non serviva di certo la prima recita stagionale per vederci chiaro sui limiti atavici che continuano a caratterizzare la squadra di Spalletti. Anche perché quella - diciamocelo pure - poteva tornare utile solo e soltanto come vetrina per i vari esuberi e per riattivare i vari contachilometri di chi, invece, può dirsi sicuro di un futuro a Torino. La Juve ha disperato bisogno di idratarsi per non soccombere sotto i colpi del deserto offensivo. Una prigionia che dura dallo scorso 19 aprile: la data dell’ultimo gol segnato da uno dei suoi centravanti (attualmente in rosa, s’intende). L’infortunio di Ekhator - atteso oggi al J-Medical per accertamenti - e la “provina” di Milik - che ha chiesto il cambio dopo appena 30 minuti - non sono altro che scherzi masochistici difficilmente digeribili. E non c’è alibi che tenga dal momento che a meno di due settimane dalla tournée estiva Spalletti non ha a disposizione nemmeno uno dei potenziali tre attaccanti della prossima stagione. La Juve non ha nessuna intenzione di presentarsi a Hong Kong con questi presupposti. Ed è per questo che nei prossimi giorni uscirà - in un modo o nell’altro - dallo stallo alla Messicana con Parma e Psg per i cartellini di Mateo Pellegrino e Kolo Muani: gli agenti dell’argentino faranno tappa a Milano nei prossimi giorni per discutere della proposta di contratto bianconera (sul tavolo un quinquennale a 2 milioni).
Kolo-Pellegrino, a titolo definitivo solo uno
Due piste parallele che i bianconeri continuano a battere contemporaneamente, nella speranza di trovare l’incastro finanziario che possa portare alla doppia fumata bianca. Fino a qualche giorno fa, si credeva che i bianconeri, intimoriti dal pressing di Premier e Liga, volessero prima assicurarsi l’attaccante argentino per poi convogliare ogni energia sull’asse col Psg. Ma questo - dicevamo - prima che i parigini iniziassero a tentennare di fronte all’ultima proposta della Juventus per Kolo. In sintesi: un’offerta che tra basse fissa, bonus facilmente raggiungibili, oltre a una percentuale sulla futura rivendita, sfonderebbe il muro dei 40 milioni. Un bel compromesso, per chiudere una telenovela avvilente, iniziata in via ufficiale oltre un anno fa, quando i bianconeri si preparavano a tornare dal torneo iridato negli Usa. Anche perché il club parigino non ha alcuna intenzione di reintegrare il francese nel progetto tecnico: il ragazzo si allena da un paio di giorni con l’ Under 20 del Psg. Una cosa è certa: a titolo definitivo potrà arrivare solo uno tra Kolo e Pellegrino.
Il fattore Vlahovic
Ed è per questo che la Juve avrebbe intensificato il pressing con i vertici del Parma per convincerli a liberare l’argentino in prestito con obbligo di riscatto condizionato. Al costo di sostenere una cifra per il prestito particolarmente esosa (dai 5 ai 7 milioni). Gli emiliani, dal canto loro, hanno bisogno impellente di monetizzare per sbloccare le operazioni in entrata. Ed è per questo che, pur di liberarlo a titolo definitivo, aprirebbero a uno sconto copioso (con 22 milioni più bonus si può chiudere). Offerta che la Juve, finché non avrà appurato in via definitiva la chiusura del Psg, non potrà permettersi di formulare. C’è poi un altro fattore che potrebbe ridistribuire tutte le carte in tavola: quello che vedrebbe un ritorno in bianconero di Dusan Vlahovic. Ecco, qualora il serbo dovesse accettare le condizioni della Juve - 6.5 milioni più bonus - e mostrarsi ”stitico” sul fronte dei bonus alla firma e delle commissioni agli agenti, allora sì che il duo Carnevali potrebbe accollarsi l’acquisto di Pellegrino a titolo definitivo. La scelta, in ogni caso, verrà presa prima della tournée. Ieri, nel frattempo, l’argentino è andato a segno nell’amichevole di Collecchio contro il Parma Under 20. Che sia la sua ultima rete in gialloblù?
Juve, se non parte Thuram spunta l’ipoteca su Kalulu
L’imbuto delle uscite è quantomai intasato. E la sensazione è che all’orizzonte non vi siano trattative utili a “sturarlo”. Almeno non a stretto giro. Un bel problema se si considera il fatto che la Juve si trova costretta a costruire un mercato a impatto zero, finanziato dalle cessioni e che a prescindere ci sarà da formalizzare la cessione di un “big”, per colmare il gap della mancata qualificazione in Champions. Le uscite dei vari esuberi - tra cui Cabal - non bastano e gli indiziati sono sempre gli stessi, a cominciare da Gleison Bremer (su cui però non filtra granché oltre a qualche timido sondaggio del Bayern Monaco) e Khephren Thuram. Ammesso che il francese smaltisca a breve le noie della sindrome femoro-rotulea e ricominci a calcare i campi della Continassa. Viceversa, in caso di ulteriori complicazioni, sarà praticamente impossibile piazzarlo a un buon prezzo. Ed è per questo che la Juve, per quanto fiduciosa in merito al rientro di Thuram, si starebbe interrogando sui potenziali asset alternativi con cui rimpinguare le casse. Del resto, nessuno è incedibile, ad eccezione - forse - di Kenan Yildiz. Tutti gli altri, di fronte alla giusta offerta, potrebbero partire.
La situazione di Kalulu
Compreso il profilo più cresciuto, duttile e affidabile della retroguardia bianconera: Pierre Kalulu. La valutazione si aggira intorno ai 50 milioni. Un muro non del tutto insormontabile per le big estere, considerando lo strapotere finanziario della Premier League, dove non mancano i club interessati al cartellino del centrale francese. La linea della Juve, nel suo caso, è chiara: l’arrivo di Celik, per quanto sospetto, non è legato al desiderio di liberarsi del francese. Anzi, i bianconeri faranno di tutto pur di trattenerlo, recuperando liquidità su altri fronti. Ma è innegabile che se ciò non dovesse accadere, la Juve potrebbe trovarsi costretta a rinunciare proprio a lui. Per quanto riguarda la porta, i bianconeri si starebbero rassegnando all’idea di trattenere Michele Di Gregorio. Al momento, oltre a qualche chiamata del Besiktas, non sembrerebbero esserci realtà disposte ad assecondare le richieste economiche della Juve e a garantire al portiere un ingaggio da 2 milioni. Motivo per cui si fa sempre più strada un ipotesi già paventata dalla Juve nella finestra di mercato di gennaio: quella di rinunciare a Mattia Perin, protagonista assoluto dell’amichevole con il Basilea e decisamente più semplice da piazzare.
Non serviva di certo la prima recita stagionale per vederci chiaro sui limiti atavici che continuano a caratterizzare la squadra di Spalletti. Anche perché quella - diciamocelo pure - poteva tornare utile solo e soltanto come vetrina per i vari esuberi e per riattivare i vari contachilometri di chi, invece, può dirsi sicuro di un futuro a Torino. La Juve ha disperato bisogno di idratarsi per non soccombere sotto i colpi del deserto offensivo. Una prigionia che dura dallo scorso 19 aprile: la data dell’ultimo gol segnato da uno dei suoi centravanti (attualmente in rosa, s’intende). L’infortunio di Ekhator - atteso oggi al J-Medical per accertamenti - e la “provina” di Milik - che ha chiesto il cambio dopo appena 30 minuti - non sono altro che scherzi masochistici difficilmente digeribili. E non c’è alibi che tenga dal momento che a meno di due settimane dalla tournée estiva Spalletti non ha a disposizione nemmeno uno dei potenziali tre attaccanti della prossima stagione. La Juve non ha nessuna intenzione di presentarsi a Hong Kong con questi presupposti. Ed è per questo che nei prossimi giorni uscirà - in un modo o nell’altro - dallo stallo alla Messicana con Parma e Psg per i cartellini di Mateo Pellegrino e Kolo Muani: gli agenti dell’argentino faranno tappa a Milano nei prossimi giorni per discutere della proposta di contratto bianconera (sul tavolo un quinquennale a 2 milioni).
Kolo-Pellegrino, a titolo definitivo solo uno
Due piste parallele che i bianconeri continuano a battere contemporaneamente, nella speranza di trovare l’incastro finanziario che possa portare alla doppia fumata bianca. Fino a qualche giorno fa, si credeva che i bianconeri, intimoriti dal pressing di Premier e Liga, volessero prima assicurarsi l’attaccante argentino per poi convogliare ogni energia sull’asse col Psg. Ma questo - dicevamo - prima che i parigini iniziassero a tentennare di fronte all’ultima proposta della Juventus per Kolo. In sintesi: un’offerta che tra basse fissa, bonus facilmente raggiungibili, oltre a una percentuale sulla futura rivendita, sfonderebbe il muro dei 40 milioni. Un bel compromesso, per chiudere una telenovela avvilente, iniziata in via ufficiale oltre un anno fa, quando i bianconeri si preparavano a tornare dal torneo iridato negli Usa. Anche perché il club parigino non ha alcuna intenzione di reintegrare il francese nel progetto tecnico: il ragazzo si allena da un paio di giorni con l’ Under 20 del Psg. Una cosa è certa: a titolo definitivo potrà arrivare solo uno tra Kolo e Pellegrino.