21 luglio 2026, 08:22
2
min
Le buone intenzioni non bastano. Specie se ti ritrovi ad avere a che fare con un reparto da ricostruire tutto in una volta e forte della sola arruolabilità dell’ultimo dei Mohicani: Lois Openda. Uno scenario senza precedenti. Difficile, davvero, trovare una Juventus così sguarnita a poche settimane dall’inizio della stagione. Ancor più difficile prendere atto di una tale predisposizione agli infortuni da parte del gruppo squadra bianconero.
L'infortunio di Ekhator complica i piani di Spalletti
Anche se, nel caso di Ekhator che aveva appena 4 sedute di allenamento alle spalle, non si può certo parlare di un ko riconducibile a sedicenti negligenze da parte dello staff medico. Tutta colpa di uno scontro di gioco con Victory - il centrale del Basilea - a margine del quale Ekhator ha avvertito subito un dolorino alla coscia destra. Da lì la scelta di richiamarlo in panchina a scopo preventivo, nella speranza che si trattasse di un semplice stiramento. Macché: gli esami strumentali hanno evidenziato una lesione di basso grado al bicipite femorale. Prognosi? Si va dalle 4 alle 6 settimane di stop.
Openda unica punta arruolabile contro lo Standard Liegi
Un’altra gatta da pelare per Spalletti, costretto a rinunciare per gran parte della preparazione estiva - a rischio pure la tournée - all’unico attaccante con cui poteva impostare fin da subito un lavoro all’insegna della continuità. Quella che non gli potranno garantire in alcun modo i vari Openda, David e Milik: per almeno due di loro, l’orologio bianconero scandirà a breve l’ultimo rintocco. A cominciare proprio dal belga che, alla luce del rientro tardivo di David per via del Mondiale negli Usa, sarà l’unica punta a disposizione per la prossima uscita con lo Standard Liegi.
Accelerata in vista per il centravanti
Passino le implicazioni sul mercato del torneo iridato negli Usa (tutti i club di Serie A sono in ritardo) e pure le rigide imposizioni finanziare a cui dovrà sottostare la dirigenza per plasmare la prossima Juventus. Ma rimane inverosimile che Spalletti, al momento, si ritrovi costretto a “lavorare per gli altri”. O meglio, che possa schierare esclusivamente formazioni affidandosi - per la maggior parte - a profili in uscita. Lo scopo principale delle amichevoli resterebbe quello di costruire o rinsaldare, poco a poco, l’identità tecnica della squadra. Nel caso della Juve, invece, sembrerebbero destinate - perlopiù - a mettere in vetrina i vari esuberi... E sottolineiamo “sembrano”, perché in verità la dirigenza, a fronte dell’infortunio di Ekhator, sembrerebbe più che disposta a inscenare un’accelerata concreta per rinforzare il reparto offensivo. Vale per Mateo Pellegrino come per Randal Kolo Muani.
L'agente di Pellegrino atteso a Milano
Il primo, come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, ha già una bozza d’accordo con la Juventus - pronto un quinquennale a 2 milioni di euro - che dovrebbe essere ratificata nei prossimi giorni dal suo entourage, atteso a Milano. L’unica ragione per la quale non si è arrivata ancora alla chiusura con il Parma coincide con i segnali - per quanto timidi - del Psg a fronte dell’ultima offerta per il cartellino di Kolo. Nello specifico: 35 milioni cash, ai quali il duo Carnevali-Massara aggiungerebbe una serie di bonus (oltre a una percentuale sulla futura rivendita) per avvicinarsi a quota 45. Più di così non si può.
Priorità a Kolo Muani
E considerando che la Juve non è nelle condizioni di acquistare a titolo definitivo entrambe le punte, ora freme perché i parigini sciolgano la riserva sul fronte Kolo. Della serie: “O si chiude ora o percorreremo altre piste”. Anche perché il Parma, disposto fin qui a concedere ai bianconeri un canale privilegiato per Pellegrino, non può attendere all’infinito. Qualora il Psg si dirà disposto a chiudere nei prossimi giorni, la Juve a quel punto imbastirà con gli emiliani la formula del prestito oneroso (si parla addirittura di 7 milioni) con obbligo di riscatto condizionato. Viceversa, pur di consegnare subito a Spalletti almeno una delle due punte non è da escludere che caldeggi con il Parma l’acquisto a titolo definitivo. Scenario che - sulla carta - potrebbe portare al rialzo le quotazioni di Dusan Vlahovic. A patto che il serbo non alzi il “ditino” sul fronte dell’ingaggio, commissioni e bonus alla firma. Sullo sfondo, decisamente defilata, resta poi la pista per Alexander Sorloth, valutato dall’Atletico tra i 40 e i 45 milioni, ma ritenuto troppo poco complementare al profilo di Pellegrino.
Lesione per Ekhator
Un altro infortunio. L’ennesimo a rinfoltire la già trafficata infermeria bianconera, dove - da qualche giorno - Khephren Thuram sta svolgendo le terapie per riprendersi dalla sindrome femoro-rotulea al ginocchio destro. Nel caso di Jeff Ekhator, uscito malconcio da uno scontro di gioco nel primo match stagionale con il Basilea, gli esami strumentali a cui si è sottoposto ieri mattina al J-Medical hanno evidenziato una lesione di basso grado al bicipite femorale della coscia destra. Non una bella notizia per Luciano Spalletti, considerando che i tempi di recupero per l’infortunio in questione spaziano dalle 4 alle 6 settimane. In sintesi, oltre alle varie amichevoli con Standard Liegi e Nizza, in programma sabato 25 e venerdì 31, l’attaccante azzurro rischia di saltare anche i tre match fissati per la tournée tra Hong Kong e Perth. E pensare che le prime impressioni dello staff bianconero sembravano presagire uno stop di lieve entità. Il ragazzo, del resto, dopo essere uscito momentaneamente dal campo nel primo tempo in seguito all’intervento dei medici, aveva fatto sapere a Spalletti di essere nelle condizioni di continuare a giocare. Eppure, il tecnico, ha scelto di non correre ulteriori rischi, chiamandolo in panchina al posto di Openda. Il ragazzo ha già incominciato l’iter di recupero, nella speranza di riaggregarsi al gruppo squadra quanto prima. Al momento, non c’è una data fissata: ma il rischio che Ekhator torni arruolabile a ridosso del match casalingo con la Next è concreto.
Le buone intenzioni non bastano. Specie se ti ritrovi ad avere a che fare con un reparto da ricostruire tutto in una volta e forte della sola arruolabilità dell’ultimo dei Mohicani: Lois Openda. Uno scenario senza precedenti. Difficile, davvero, trovare una Juventus così sguarnita a poche settimane dall’inizio della stagione. Ancor più difficile prendere atto di una tale predisposizione agli infortuni da parte del gruppo squadra bianconero.
L'infortunio di Ekhator complica i piani di Spalletti
Anche se, nel caso di Ekhator che aveva appena 4 sedute di allenamento alle spalle, non si può certo parlare di un ko riconducibile a sedicenti negligenze da parte dello staff medico. Tutta colpa di uno scontro di gioco con Victory - il centrale del Basilea - a margine del quale Ekhator ha avvertito subito un dolorino alla coscia destra. Da lì la scelta di richiamarlo in panchina a scopo preventivo, nella speranza che si trattasse di un semplice stiramento. Macché: gli esami strumentali hanno evidenziato una lesione di basso grado al bicipite femorale. Prognosi? Si va dalle 4 alle 6 settimane di stop.