21 luglio 2026, 09:38
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Felice, sorridente e soprattutto rilassato. Aveva bisogno di staccare la spina. Perché alla fine, quando i compagni guardano la carta d’identità, si rendono immediatamente conto di quanto sia grande il macigno di avere sulle spalle la maglia numero 10. Kenan Yildiz è tornato. Riposato, sì, sebbene non abbia mai smesso di allenarsi neppure in vacanza: tanti gli esercizi svolti, soprattutto per stabilizzare il ginocchio torturato dalla tendinopatia. Ha dovuto fare i compiti a casa pure dopo i Mondiali, per lui assai deludenti: per l’epilogo sfortunato della Turchia e per un livello di prestazioni certamente sotto i suoi standard.
Yildiz vuole andare oltre i guai al ginocchio
La delusione vissuta in Nazionale, però, è ormai alle spalle. Adesso Yildiz ha iniziato un nuovo cammino alla Continassa: partendo dall’affetto ricevuto da parte della squadra e passando al campo, all’interno del quale ha svolto subito un lavoro differenziato. Procederà a piccoli passi l’estate di Kenan: è persino in dubbio la sua presenza sabato a Liegi, in Belgio, dove la Juve sfiderà lo Standard in amichevole. Potrebbe non decollare con la squadra, aspettare ancora prima di toccare nuovamente il pallone in partita. Anche perché va gestito. Senza la frenesia di volerlo rivedere a tutti i costi subito sul rettangolo verde.
Il 10 lavora a parte: verrà gestito con cautela
La Juve sa bene che l’obiettivo vero, molto più della tournée tra Hong Kong e Australia, è soltanto uno: avere Yildiz a Frosinone al 100% della condizione. Averlo senza fastidi e senza dolori. Già, lì in Ciociaria è iniziata la sua favola con gol in prima squadra. Era il 23 dicembre 2023: non gli sono bastati nemmeno tre anni per diventare il caposaldo della Juve del presente e del futuro. Ha cambiato più volte status: ora è il giocatore più forte e pure quello più pagato (7 milioni l’anno fino al 2030). È l’uomo al quale aggrapparsi, è il giocatore che tutti aspettano. Spalletti è molto sereno sul modo in cui verrà gestito tra luglio e agosto: «Noi abbiamo uno staff di primissimo livello e lo aspettiamo a braccia aperte perché per noi è molte cose. Se servirà faremo un lavoro adatto alle sue necessità e probabilmente si seguirà una strada di lavoro differenziato per cercare di mettergli a disposizione tutto il meglio che possiamo dargli». Traduzione: ci vorrà calma. Lucio lo vuole integro, prima di tutto. Perché sa che messo nelle condizioni di far male rappresenterà il valore aggiunto della nuova Juve.
La reunion turca con Celik
Yildiz avrebbe sperato di abbracciare Tarik Muharemovic a Torino: ha spinto tanto, nel pieno della trattativa col Sassuolo, per riavvicinare l’ex compagno poi approdato al Leeds. Si è accontentato, si fa per dire, di aver abbracciato ieri Zeki Celik, suo compagno con la Turchia che la Juve ha strappato alla Roma. Adesso Kenan lavora, con lo stesso piglio di sempre: testa bassa sul pallone e petto in fuori. Ha un mese davanti per presentarsi al massimo a Frosinone, uno stadio che gli ha decisamente cambiato la vita.
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Felice, sorridente e soprattutto rilassato. Aveva bisogno di staccare la spina. Perché alla fine, quando i compagni guardano la carta d’identità, si rendono immediatamente conto di quanto sia grande il macigno di avere sulle spalle la maglia numero 10. Kenan Yildiz è tornato. Riposato, sì, sebbene non abbia mai smesso di allenarsi neppure in vacanza: tanti gli esercizi svolti, soprattutto per stabilizzare il ginocchio torturato dalla tendinopatia. Ha dovuto fare i compiti a casa pure dopo i Mondiali, per lui assai deludenti: per l’epilogo sfortunato della Turchia e per un livello di prestazioni certamente sotto i suoi standard.
Yildiz vuole andare oltre i guai al ginocchio
La delusione vissuta in Nazionale, però, è ormai alle spalle. Adesso Yildiz ha iniziato un nuovo cammino alla Continassa: partendo dall’affetto ricevuto da parte della squadra e passando al campo, all’interno del quale ha svolto subito un lavoro differenziato. Procederà a piccoli passi l’estate di Kenan: è persino in dubbio la sua presenza sabato a Liegi, in Belgio, dove la Juve sfiderà lo Standard in amichevole. Potrebbe non decollare con la squadra, aspettare ancora prima di toccare nuovamente il pallone in partita. Anche perché va gestito. Senza la frenesia di volerlo rivedere a tutti i costi subito sul rettangolo verde.