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Douglas Luiz più di Malen, emblema Arthur, macigno Milik: 171 milioni di problemi Juve

23 luglio 2026, 09:13

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Contano i colpi in entrata, sì, ma la vera partita del mercato della Juve si gioca soprattutto in uscita. Perché prima di acquistare serve liberare spazio nel monte ingaggi (i bianconeri al momento precedono persino l’Inter: circa 171 milioni lordi rispetto ai 155 nerazzurri), gravemente appesantito dalle precedenti gestioni e da diversi giocatori fuori dal progetto. Basta confrontare i loro stipendi con quelli dei calciatori più pagati delle altre squadre di Serie A per capire la reale incidenza.

Il caso più evidente è quello di Douglas Luiz: 9,2 milioni lordi a stagione (circa 4,5 netti). Una cifra che equivale allo stipendio del giocatore più pagato del viola David De Gea, oltre a superare quello di Giacomo Raspadori (7,6 milioni), ma soprattutto l’ingaggio di Donyell Malen (8,5), l’uomo che ha permesso alla Roma di volare in Champions League. Per una Juve ora costretta a dare spazio a Douglas Luiz anche per metterlo in vetrina, tenere a bilancio un ingaggio di questo livello rappresenta un lusso difficile da sostenere. La sua situazione è certamente tra quelle più delicate sotto il profilo economico, al netto di un tentativo di recupero che Luciano Spalletti sta faticosamente portando avanti da due settimane.

Il caso Arthur

Emblematico anche il caso Arthur: 3.6 milioni lordi fino a giugno 2027. Un ingaggio simile a quello di Nicolò Zaniolo, fresco di adeguamento con l’Udinese. Il brasiliano è un salasso: più della metà delle squadre di Serie A non avrebbero la forza per dargli lo stipendio percepito alla Juve, aspetto che spiega benissimo la complessità del mercato in uscita affrontato da Carnevali e Massara. Pure Arkadiusz Milik, sostanzialmente fermo da due anni, è un macigno con i suoi 2,8 milioni lordi a stagione. Si porta a spasso Jacopo Fazzini, Gianluca Busio, Enrico Del Prato, Omri Gandelman e Antonio Raimondo, elementi che per Cagliari, Venezia, Parma, Lecce e Frosinone spostano gli equilibri di un’intera stagione. Un dato che rende l’idea di come anche gli esuberi “minori” incidano sensibilmente sul bilancio. E sulle manovre per cedere: chi si accolla certi ingaggi in Italia? Solo la Premier League può venire in soccorso della Juve. Persino João Mário, con 4,6 milioni, si colloca allo stesso livello di Riccardo Orsolini al Bologna: sì, Orso sta negoziando il rinnovo con adeguamento, ma si capisce benissimo il motivo per il quale i rossoblù si siano defilati dalla corsa per confermare il laterale ex Porto anche in questa stagione.

Problema economico

Gli esuberi non rappresentano soltanto un problema tecnico e organizzativo (oggi la Juve, dopo la firma di Zeki Celik, conta 30 giocatori nella rosa della prima squadra: sicuramente troppi), ma soprattutto economico. Ogni cessione permetterebbe alla Juve di recuperare margine salariale, alleggerire il bilancio e reinvestire risorse su profili maggiormente funzionali al Spalletti. Il club continua a convivere con un paradosso: avere giocatori fuori dal progetto che costano quanto - e in alcuni casi più - uomini simbolo delle altre società di Serie A. E non solo: se ne sta rendendo conto la Juve con Lois Openda, appetito dal Lione. Interessato al belga, sì, ma con un sensibile contributo sullo stipendio: 9,2 milioni lordi l’anno sono un’enormità persino per una delle realtà più importanti di Francia.

Contano i colpi in entrata, sì, ma la vera partita del mercato della Juve si gioca soprattutto in uscita. Perché prima di acquistare serve liberare spazio nel monte ingaggi (i bianconeri al momento precedono persino l’Inter: circa 171 milioni lordi rispetto ai 155 nerazzurri), gravemente appesantito dalle precedenti gestioni e da diversi giocatori fuori dal progetto. Basta confrontare i loro stipendi con quelli dei calciatori più pagati delle altre squadre di Serie A per capire la reale incidenza.

Il caso più evidente è quello di Douglas Luiz: 9,2 milioni lordi a stagione (circa 4,5 netti). Una cifra che equivale allo stipendio del giocatore più pagato del viola David De Gea, oltre a superare quello di Giacomo Raspadori (7,6 milioni), ma soprattutto l’ingaggio di Donyell Malen (8,5), l’uomo che ha permesso alla Roma di volare in Champions League. Per una Juve ora costretta a dare spazio a Douglas Luiz anche per metterlo in vetrina, tenere a bilancio un ingaggio di questo livello rappresenta un lusso difficile da sostenere. La sua situazione è certamente tra quelle più delicate sotto il profilo economico, al netto di un tentativo di recupero che Luciano Spalletti sta faticosamente portando avanti da due settimane.

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