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Comuzzo Pietro GFX GOAL HDGetty GOAL
30 lug 2026 12:21-04:00
Il difensore arriva al Torino a distanza di un anno e mezzo dalla trattativa che avrebbe potuto portarlo al Napoli nell'anno dello Scudetto: una sliding door che comunque non definisce il suo percorso.
A 21 anni il mondo è un cantiere, ma lo capirai più avanti. Immerso, fino al collo e oltre, nel frenetico andare e venire delle giornate, intrise anch'esse di cambiamenti, non ti rendi conto che quel che stai vivendo è solo una fase. Una parentesi che ricava i suoi estremi dai concetti di "crescita" ed "errore". Pietro Comuzzo è un ragazzo come tanti altri.
Non importa se gioca in Serie A. Non importa se, fino a un anno e mezzo fa, ha sfiorato la possibilità (facile dirlo, oggi) di vincere uno Scudetto con il Napoli. Non importa neanche se la traiettoria dei calciatori è diversa da quella dei comuni mortali: ha 21 anni e, come per tutti alla sua età, la sua vita è un cantiere.
E anche per questo motivo il suo trasferimento al Torino va visto come il primo passo di un possibile, ipotetico, auspicabile (viste le premesse) rilancio: perché a 21 anni la vita, anche calcistica, è solo all'inizio.
PIETRO COMUZZO AL TORINO
Partiamo dall'ultimo capitolo, la firma con il Torino. Pietro Comuzzo si è trasferito in granata in prestito oneroso (a 1 milione di euro) con un diritto di riscatto fissato a 19 milioni di euro.
Ora, il discorso è semplice: l'importanza dell'arrivo del difensore italiano risiede soprattutto nell'opportunità di crescere ulteriormente in un contesto diverso rispetto a quello che lo ha visto protagonista fino a qualche mese fa.
Perché la Fiorentina (e Firenze) ha sempre avuto addosso una pressione che il Torino ha "filtrato" negli ultimi decenni.
In Piemonte Comuzzo trova un self-made man, un uomo che calcisticamente "si è fatto da solo" come Ignazio Abate. Uno che ha fatto del lavoro l'incrollabile certezza della sua carriera vissuta sulla fascia, avanti e indietro. Che è cresciuto in un Milan che aveva in squadra grandissimi campioni e che, dopo diversi prestiti e qualche avventura (e dopo una stagione al Torino, tra l'altro) è tornato al Milan in un'epoca in cui l'oro dei trofei stava sbiadendo, ma che è riuscito comunque a superare critiche (qualcuna anche fin troppo ingiusta) e a vincere uno Scudetto.
La parabola di Pietro Comuzzo potrebbe essere diversa, chiaro, ma il senso è quello: il calcio trova (quasi) sempre il modo di riportarti sulla strada giusta.
IL NAPOLI, L'ARABIA SAUDITA... E IL PRESENTE DI COMUZZO
Torniamo indietro. A inizio 2025 il nome di Pietro Comuzzo viene accostato in maniera convinta e decisa al Napoli di Antonio Conte. Una sliding door importantissima.
Il club azzurro arriva a offrire anche 35 milioni per averlo: la Fiorentina dice no. Ne vuole 40. L'affare salta, il Napoli vince lo Scudetto e il ragazzo inizia un po' a soffrire delle pressioni che fanno "da coda" al mancato trasferimento in Campania.
Eppure era iniziato tutto benissimo in maglia viola: esordisce a 18 anni, nell'autunno del 2023, proprio contro il Napoli al Maradona e cresce, cresce, cresce tantissimo.
È a tutti gli effetti un prospetto del calcio italiano quando la Fiorentina rifiuta l'offerta del club azzurro, ma da quel momento qualcosa cambia. A fine stagione arriva l'Al-Hilal. Una buona opportunità economica, meno dal punto di vista calcistico. Questa volta a dire di no è Pietro.
Il resto lo sappiamo già: una stagione, l'ultima, non troppo convincente e la cessione in prestito al Torino. Ha ancora 21 anni, comunque.
TUTTO IL TEMPO PER IL RILANCIO
L'inizio di giugno è un momento che potrebbe rappresentare il perfetto punto di partenza, o di ripartenza, della carriera di Pietro Comuzzo: Silvio Baldini, approdato in Nazionale maggiore come commissario tecnico ad interim, lo schiera titolare contro Lussemburgo e Grecia. Si tratta gli esordi del giovane in maglia Azzurra, quella dei grandi.
A marzo, a Onet, una testa polacca, risponde a una domanda precisa, "La tua stagione attuale è stata finora inferiore alla precedente. Cosa è successo?":"La maturità di un difensore centrale si raggiunge solo dopo molti anni sul campo: era normale che le aspettative aumentassero dopo la stagione precedente. È normale avere alti e bassi".
È consapevole, Pietro, che bisogna invertire la rotta. Vivere a 21 anni vuol dire anche questo. Avere la possibilità di crescere imparando dai propri errori è un dono unico. Per il resto, ci ha già detto tutto Italo Calvino:**"Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane".**Appunto.