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Martina: "Alajbegovic non ci pensa 2 volte. Juve, la priorità non è la porta: ecco dove investire"

L'ex portiere e oggi procuratore ha fatto il punto sugli ultimi colpi di Carnevali & Co. che hanno ridato fiducia al popolo bianconero

Dalla porta al mercato, Silvano Martina conosce bene entrambi i mondi. Prima protagonista in campo con una lunga carriera da portiere tra Inter, Genoa, Torino e Lazio, poi procuratore di riferimento del calcio italiano, ha vissuto da vicino alcune delle storie più importanti degli ultimi decenni. Su tutte quella di Gianluigi Buffon, accompagnato per anni nel suo percorso professionale. Nato a Sarajevo da madre bosniaca e padre italiano, Martina ha mantenuto un legame speciale con i Balcani, terra dalla quale continuano a emergere giovani prospetti interessanti (Dzeko e Zukanovic ad esempio, sono due suoi ex assistiti, ndr). Proprio per questo osserva con attenzione il percorso di Kerim Alajbegovic, talento classe 2007 che la Juventus ha strappato alla concorrenza di diversi top club europei e che ha già ricevuto l'investitura di Zlatan Ibrahimovic. Dopo gli arrivi di Kolo Muani e dello stesso Alajbegovic, però, il mercato bianconero guarda anche alla porta. La possibile partenza di Michele Di Gregorio ha aperto il casting per un nuovo numero uno: il primo nome è stato quello di Emiliano "Dibu" Martinez, mentre nelle ultime ore sono salite le quotazioni di Zion Suzuki del Parma. Sullo sfondo resta anche la candidatura di Guglielmo Vicario, in uscita dal Tottenham. Che idea si è fatto dell'arrivo di Alajbegovic alla Juventus? “Mi sembra un ragazzo di talento, è sicuramente un prospetto interessante. Se poi uno come Ibrahimović arriva a dire che può diventare una stella, significa che ha visto in lui qualità importanti”. La Juventus ha anticipato la concorrenza di diversi top club. È stato un buon investimento? “Sicuramente sì. Era un ragazzo seguito da tante squadre importanti. Poi bisogna ricordare che stiamo parlando della Juventus, non di un club di seconda fascia. La Juve fa parte dell'élite europea e, quando una società di questo livello chiama un giovane, difficilmente il giocatore ci pensa due volte”.

"Juve, la priorità non è la porta"

Passando ai portieri: la Juventus sta valutando possibili alternative nel caso in cui Di Gregorio dovesse partire. Lei investirebbe su un nuovo numero uno oppure darebbe fiducia a Mattia Perin e Di Gregorio? “Parlo naturalmente da osservatore esterno. Personalmente, se fossi nella Juventus e avessi già Perin e Di Gregorio, non investirei altri soldi per un portiere. Cercherei di rinforzare altri reparti. Poi è chiaro che la società farà le proprie valutazioni”. Tra i nomi accostati alla Juventus ci sono Martinez, Vicario e Suzuki. Se però la società decidesse di intervenire, quale profilo sceglierebbe? “Suzuki è un portiere giovane e forte. Il Parma ha investito tanto su di lui e credo abbia ancora margini di crescita. Può fare un ulteriore salto di qualità. Essendo giovane rappresenta anche un investimento per il futuro. Detto questo, torno al discorso di prima: se davvero le risorse economiche sono limitate, non credo che oggi la priorità della Juventus sia cambiare portiere. Se però la società ritiene necessario intervenire, evidentemente ha motivazioni che dall'esterno non possiamo conoscere”.

Quindi, dovendo fare una scelta, punterebbe su Suzuki anche rispetto a Vicario? “Vicario è un ottimo portiere, ma ha giocato un solo campionato ad altissimo livello. Inoltre non stiamo parlando di un titolare affermato in una big europea. Se dovessi scegliere un profilo su cui investire, personalmente andrei su Suzuki”. Di Gregorio meriterebbe quindi un'altra opportunità? “Se la società ritiene di poter migliorare il ruolo, è giusto che lo faccia. Però, per quello che ho visto, non mi sembra che il portiere sia il principale problema della Juventus”. Quindi ritiene che le priorità del mercato bianconero siano altre? “Sì. Seguendo la Juventus, penso che abbia già due buoni portieri. Non stiamo parlando di un reparto che rappresenta il vero problema della squadra. Poi, ripeto, chi lavora all'interno della società ha certamente elementi che io dall'esterno non posso conoscere”.

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