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Fabio Capello, prima compagno di squadra con Liedholm e poi suo allenatore dal 1991 al 1996, ricorda affettuosamente la memoria di Franco Baresi, scomparso all’età di 66 anni.
Ecco le sue parole rilasciate a La Gazzetta dello Sport: “Aveva una grande velocità, grande intuizione, intelligenza tattica. Possedeva una visione del gioco quasi unica. A livello difensivo è stato il migliore in assoluto di quel periodo, non soltanto perché giocava in un grande Milan, proprio rispetto a tutti i giocatori del mondo in quel momento”.
Sulla tentazione Juventus: “Quando è arrivato Arrigo Sacchi lui non si trovava molto con i nuovi metodi, c’era qualche problema e la Juve che premeva per ingaggiarlo. Io ero stato suo allenatore per poche partite. Ci siamo incontrati al ristorante con le nostre mogli e lo abbiamo convinto a rimanere. Diciamo che ha un po’ tentennato in quella occasione, ma l’attaccamento al Milan ha avuto la meglio”.
Sulla sottovalutazione in ambito internazionale di Baresi: “Sì. Quando mi chiedono dei campioni più grandi che ho allenato io nomino sempre due che non hanno ricevuto i premi che meritavano: Franco Baresi e Paolo Maldini. Dove li trovano due giocatori così, di questo valore tecnico e tattico, che non sono stati premiati? Sono stati formidabili, sono quelli che hanno fatto sì che Sacchi e Capello siano stati fortunati ad allenarli”.
Sull’insegnamento verso i giovani del Milan: “Era aperto a tutto e a tutti quelli che arrivavano, però era il suo esempio a essere importante, questa è la cosa fondamentale. Quando oggi leggo che Gabbia racconta come vive uno famoso come Modric, e dice che devi imparare continuamente da lui che si comporta con umiltà ed è sempre interessato, ricordo come era Franco. Sono questi i campioni che ti danno qualcosa di diverso. L’esempio è una cosa fondamentale, ti rimane nella testa. Quando vedi giocatori importanti che sono umili e non se la tirano anche dopo aver vinto tutto, che pensano di aver fatto soltanto il loro dovere e aver fatto felice la gente, ecco, dovrebbe restarti qualcosa dentro. La cosa bella di Franco era proprio questa: pensare a fare felice la gente, la famiglia del Milan. Mi vengono i brividi a dirlo, ma è proprio così. È una parte della storia del grande Milan che finisce. Il segreto di quel Milan era nell’esempio che davano i giocatori che avevano vinto tantissimo e non si accontentavano. E Franco era unico. Aveva l’orgoglio di giocare per questa maglia, per i tifosi, da capitano trasmetteva queste sensazioni. Se succedeva che la squadra si addormentasse un po’, dava la scossa. Non voleva mai perdere, era questa la sensazione forte che arrivava”.
Sulla possibilità di rivedere un altro Franco Baresi al Milan: “Qui si parla come ho detto prima di gente da Pallone d’oro, giocatori che nascono ogni tanto. E sono anche altri tempi, altri atteggiamenti, purtroppo bisogna dirlo. Probabilmente con il suo carattere Franco non sarebbe stato molto sui social. Adesso è tutto diverso. Ma credo che un premio internazionale alla memoria lo meriterebbe. Per come era e per come si comportava”.
Foto: Kyivpost