Adzic Juventus
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Adzic Juventus Inter
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Non è da tutti segnare un goal decisivo in un Juventus-Inter, peraltro in pieno recupero. Ma Adzic, il 13 settembre del 2025, può dire a pieno titolo di esserci riuscito.
Gara pirotecnica, piena di colpi di scena, di rimonte e controrimonte. Dai primi due vantaggi della Juve ai due pareggi di Calhanoglu. Poi ecco i fratelli Thuram, prima Marcus e poi Khephren: 3-3. E fine, al minuto 91', il destro vincente dalla distanza di Adzic che faceva venir giù l'Allianz Stadium.
Per carità: non era un tiro imparabile. Evidente l'aiuto del portiere nerazzurro Sommer in quel frangente. Ma la personalità di entrare dalla panchina e diventare decisivo a 19 anni (li aveva compiuti a maggio) rimane. Così come rimarrà, anche grazie a lui, il ricordo di quella partita pazza.
Il problema è che Adzic, da quel momento, si è fermato. Il lampo contro l'Inter è rimasto isolato, seguito da una serie di spezzoni poco fruttuosi nei finali di partita e da qualche prestazione insufficiente. Sia sotto la guida di Igor Tudor che dopo l'arrivo di Luciano Spalletti.
Una su tutte: quella nel gelo di Bodo, alla fine di novembre. Spalletti gli ha concesso una maglia da titolare, ma Adzic ha giocato un tempo disastroso, perdendo una serie di palloni in mezzo al campo e inducendo il proprio allenatore a lasciarlo negli spogliatoi nell'intervallo tra prima e seconda frazione.
Adzic, in generale, ha dimostrato di essere talentuoso ma ancora troppo acerbo. E come poteva essere altrimenti, considerando la giovanissima età e il fatto che fino a qualche mese prima giocasse soprattutto in Serie C con la maglia della Next Gen?
Le conseguenze sono state inevitabili: da un certo punto in poi, quando la stagione ha cominciato a entrare nella sua fase davvero calda, Adzic il campo non l'ha più visto. Dalla fine di gennaio ha collezionato solo qualche minuto col Como in campionato e un altro spezzone, supplementari compresi, col Galatasaray in Champions League. Poi sempre e solo panchine.
Non è insomma bastata la stima di Spalletti, che a più riprese ha dedicato parole al miele ad Adzic. Riconoscendone sì la scarsa abitudine a giocare ad alti livelli, ma anche e soprattutto le alte potenzialità. Sempre al netto di certe cose da migliorare.
"L'ho fatto giocare poco, ma gli vedo un grande piede, un grande motore, una scocca importante - ha detto in inverno il tecnico juventino - quando va a fare duelli fisici tiene botta. Vorrei trasferirgli più serenità nelle scelte nei vari momenti della partita. A volte si trova in delle zone di campo dove non può permettersi di perdere il pallone o gestirlo in maniera tranquilla, invece fa un po' di confusione. In altri posti, dove può farci vedere il suo pensiero, fa come se fosse in una zona a rischio. In generale sono queste le cose da mettere a posto".
Parole che facevano il paio con quelle pronunciate qualche mese prima:
"È potente e ha un piede fantastico: non è svelto di gambe ma lo è di testa, ha una pulizia precisa per ciò che necessita il nostro calcio".
Il campo, come visto, ha detto altro. E cioè che Spalletti ha puntato su altri per cercare di portare a termine la missione Champions, apparentemente alla portata ma poi fallita a causa di troppi risultati negativi nelle ultime giornate.
Adzic, insomma, se ne va al Sassuolo proprio per avere quell'esperienza che a Torino non gli sarebbe stato possibile maturare. Con la speranza di prendersi un posto da titolare nello schieramento di Alberto Aquilani, nuovo allenatore neroverde al posto di Fabio Grosso.
La Juventus, intanto, lo osserverà da lontano. Perché è vero che il Sassuolo avrà il diritto di riscattare Adzic al termine della stagione, ma a Torino si sono tenuti a loro volta l'opzione di controriscatto. Un po' come fatto dal Milan con Francesco Camarda, alla fine richiamato alla base dal Lecce.
Adzic, intanto, non ci pensa. Sa di avere di fronte a sé l'occasione di dimostrare finalmente il proprio valore, sa di poter lottare per un posto. Ma sa anche che quel goal all'Inter, visto soprattutto com'è finito il campionato della Juventus, appartiene già a un passato lontano. Nel calcio funziona così.