Torino-Milan, sfida di prime volte e di maledizioni da cominciare a rompere dopo il recente, complicato, passato.
**La sfida di oggi tra Torino e Milan non sarà una qualunque**. Alla prima giornata di serie A **si affrontano due tecnici giovani**, entrambi all'esordio nel massimo campionato italiano: **Ignazio Abate e Ruben Amorim**. Separati da meno di due anni, i due tecnici condividono una filosofia offensiva e principi di gioco molto simili. **Pressing, possesso e verticalità sono le basi dei rispettivi 3-4-2-1.** La sensazione è che all'Olimpico Grande Torino si vedrà una partita aperta, senza squadra barricate nella propria metà campo.
**STESSE IDEE, PERCORSI OPPOSTI**
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Abate arriva al Torino in crescita, dopo le esperienze positive con Ternana e Juve Stabia. Amorim, invece, vuole rilanciarsi dopo le difficoltà vissute al Manchester Unted e considera il Milan l'occasione ideale per ripartire.
**I due si stimano: Abate ha elogiato il calcio aggressivo del portoghese, mentre Amorim ha ammesso di aver studiare attentamente il Torino.** Anche nella gestione del gruppo esistono delle similitudini tra i tecnici: prima viene la squadra, poi il singolo.
**MODRIC CONTRO VLASIC, RAMOS SFIDA SIMEONE**
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**La gara potrebbe decidersi soprattutto tra centrocampo e** trequarti. Nel Milan, **Modric** guiderà la manovra con uno tra **Musah e Jashari**, mentre il giovane **Alphadjo Cissé** dovrebbe agire alle spalle di **Gonçalo Ramos** insieme ad una delle sorprese più piacevoli dell'estate di preparazione, **Loftus-Cheek**. Sulle fasce spazio a **Chukwueze** e a uno tra **Estupinan e Bartesaghi**, in attesa dell'esordio di Diego Moreira.
Il Torino si affiderà invece a Vlasic tra le linee e a Simeone come riferimento offensivo. **Per Abate ci sarà anche una componente emotiva: dieci stagioni da giocatore del Milan e un lungo passato nel settore giovanile rossonero, anche da allenatore. Amorim, invece, proverà a rompere la recente "maledizione portoghese" sulla panchina del _Diavolo_**. Due storie diverse, ma una stessa occasione: dimostrare che la nuova generazione di allenatori è già pronta a prendersi la Serie A.