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La Juve tra un'incredibile sequenza di errori, vecchi spettri e nuove speranze

La Juve ha sbagliato sette gol in un’ora. Tutti e sette clamorosi per grossolanità dell’errore o sfortuna. Qualsiasi analisi deve partire da questo problema, perché se una sola di quelle sette micidiali occasioni da gol fosse stata trasformata, sarebbe cambiato molto nella valutazione della partita e sarebbe, forse, migliorato l’umore dei tifosi, ai quali è rimasto negli occhi quell’orrido ultimo quarto d’ora di panico, passato a difendere il golletto di Bremer. Se la Juve non risolve il problema di concretizzare quello che crea - che poi è l’identico problema della scorsa stagione -, allora sarà dura ipotizzare un risultato finale migliore.

E il fatto che, il più facile dei gol falliti dai bianconeri, se lo sia mangiato proprio Kolo Muani, peggiora lo scenario, perché per lui sono stati spesi cinquanta milioni, perché è stato fortemente voluto da Spalletti, perché l’incubo di aver pescato un altro David tormenta ancora i pensieri bianconeri, perché quella ciabattata grida vendetta. Tuttavia non si può scoprire oggi che Kolo non è un bomber spietato, che non è il classico numero nove, ma un attaccante di manovra.

Tant’è che la Juve quel tipo di attaccante lo sta ancora cercando sul mercato. Il guaio, semmai, è che se dovesse prendersi Zirkzee, Spalletti avrebbe un altro attaccante di manovra, tecnica e movimento ma, al netto della qualità dell’olandese, non quel bomber d’area che va cercando.

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