
Calciomercato/Getty Images
Simone Eterno25 ago 2026, 08:29
Ultimi aggiornamenti: 25 ago 2026, 08:29
Il lungo infortunio occorso al talento turco priva Spalletti di una soluzione centrale per la sua squadra, ma le soluzioni non mancano
Da ieri pomeriggio ****la narrazione attorno all'infortunio di Kenan Yildiz procede secondo un copione già scritto: la Juventus perde il suo "futuro", il progetto Spalletti va in difficoltà****, la stagione rischia di deragliare prima ancora di cominciare. ****È una lettura superficialmente comprensibile, quasi automatica per un ambiente abituato a costruire tutto attorno al proprio numero 10. Ma è anche, numeri alla mano, una lettura sproporzionata.****
* Partiamo dai dati (gentilmente offerti da Opta), perché sono l'unico antidoto contro le narrazioni emotive. ****Nel 2026, con Yildiz in campo, la Juventus ha giocato 24 gare**** in tutte le competizioni (esclusa questa prima giornata della nuova stagione), ****realizzando 43 punti — una media di 1,8 punti a partita. L’esterno offensivo turco, qui dentro, ha messo a segno 4 gol e 2 assist. Numeri che, senza che non ce ne voglia nessuno, non rappresentano certo un certificato di insostituibilità**** del singolo.
* Anzi. ****Il paragone diretto con Boga, arrivato a gennaio, è illuminante proprio perché smentisce la narrazione dell'insostituibilità tecnica. Con appena 6 presenze da titolare e 9 da subentrato, l'ivoriano ha messo a segno praticamente gli stessi numeri offensivi di Yildiz in un campionato: 4 gol e 1 assist.**** Il tutto con un minutaggio enormemente inferiore. Se il metro di giudizio è la produzione offensiva pura dunque, Boga ha reso quanto Yildiz giocando una frazione delle partite. E a questo, se volete, potremmo aggiungere oggi l'arrivo di Alajbegovic, un innesto pensato proprio per garantire profondità nel reparto offensivo.
* ****La Juve, insomma, perde sì un giocatore di spessore, ma non si ritrova di certo nuda.**** Di certo non nella pura matematica della questione. ****La vera dimostrazione, casomai, sta altrove: nella qualità della rosa costruita da Spalletti e nella capacità, già vista con Boga e potenzialmente espandibile anche all’apporto del nuovo talento bosniaco**** proveniente dal Bayer Leverkusen, di sostituire senza drammi il talentino turco.
* ****Se c'è un allarme reale, casomai, in questa vicenda, non riguarda la Juventus: riguarda Kenan Yildiz. E qui la narrazione dominante, tutta concentrata sul "cosa perde la squadra", rischia di far perdere di vista la questione più seria. L'infortunio al piede sinistro non è un fulmine a ciel sereno isolato. Arriva alla fine di mesi in cui lo stesso arto è stato il centro di un problema cronico: la tendinopatia rotulea al ginocchio**** sinistro che ha condizionato il rendimento di Yildiz nella seconda parte della scorsa stagione e persino ai Mondiali, senza che si sia mai arrivati a un intervento risolutivo. Le tre settimane di riposo estivo avevano illuso tutti — squadra, staff, probabilmente lo stesso giocatore — che il problema fosse alle spalle. Non lo era.
* ****È lecito, a questo punto, avanzare un'ipotesi che va oltre la cronaca del singolo episodio: che la frattura (o comunque il trauma) al piede sinistro non sia un evento scollegato, ma la conseguenza indiretta di mesi passati a gestire, invece che curare, il ginocchio malato****. Chi convive con un dolore cronico tende inconsciamente a scaricare, appoggiare, muoversi in modo diverso per proteggere l'area sofferente — e quel compenso, prolungato nel tempo, sposta lo stress su altre strutture della stessa catena cinetica, piede compreso. Non è medicina, è pattern riconoscibile in molti sport individuali e di squadra: si prova ad aggirare il problema invece di risolverlo, e alla lunga il corpo presenta il conto altrove.
* Non è un caso isolato nello sport. Il documentario su Rafael Nadal ha raccontato bene questa dinamica: un fisico che, per assecondare e proteggere una zona dolorante, finisce per sovraccaricarne un'altra, fino a quando il compenso stesso diventa un nuovo infortunio. Quando lo storico infortuni di un ventenne comincia ad accumulare voci — polpaccio, coscia, ginocchio, e ora il piede, sempre nella stessa gamba — il tema non è più "quante partite salta", ma "perché continua a succedere".
Ecco perché, ****paradossalmente, questo stop lungo potrebbe essere la notizia migliore possibile per la carriera di Yildiz, anche se la peggiore per il breve termine della Juventus. Un'operazione, se necessaria, e mesi di recupero strutturato non sono solo la cura per il piede: sono l'occasione — forse la prima vera occasione — per affrontare finalmente anche il ginocchio****, invece di conviverci gara dopo gara.
* ****La Juventus ha la rosa, ha le alternative, ha dimostrato di saper reggere anche in emergenza. E soprattutto Kenan Yildiz, dati alla mano, non ha certo posto la Juventus nella**** _****conditio sine qua****_ ****non di un rendimento che senza la sua presenza crolla a dismisura.**** Insomma, a Torino - per quanto ha resto Yildiz in questo 2026 - nessuno deve fasciarsi preventivamente la testa. Casomai, invece, concedere al talentuoso prospetto turco qualcosa che finora nessuno gli ha ancora concesso per davvero. O che forse lui stesso non si è mai voluto per primo prendere: il tempo.
Non per tornare in campo il prima possibile, ma per tornarci finalmente sano — piede e ginocchio insieme — cosicché libero di esprimere finalmente il proprio talento. E magari riscrivere quei numeri come un vero big europeo. Quadro in cui Yildiz fin qui è stato più dipinto dai social - e dai media - che dai reali dati di campo.