Il portiere affida ad una sentita lettera le emozioni in corso e quelle provate negli anni a Torino, prima di tuffarsi in una nuova avventura
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Dopo sette anni in bianconero, con la parentesi genoana dopo le prime due stagioni, Mattia Perin si prepara a lasciare la Juventus per aprire un nuovo capitolo della sua carriera, che lo porterà sì in Serie B, ma a difendere i pali della porta del Palermo di Pippo Inzaghi. Un addio meditato, ora affidato ad una lunga ed emozionante lettera pubblicata sui suoi social, per descrivere le emozioni vissute e quelle in corso e per ringraziare e salutare il popolo juventino.
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"Appartenere a qualcosa significa, a volte, mettere da parte se stessi"
"Ci sono luoghi che attraversi. E poi ci sono luoghi che, mentre li attraversi, cambiano chi sei. La Juventus per me è stata questo. - l'incipit del messaggio del 33enne portiere pontino, che prosegue - Oggi, guardandomi indietro, mi accorgo che una parte dell’uomo che sono diventato si è sviluppata dentro questi anni. Perché il tempo non si misura nelle partite giocate, nelle vittorie o nei trofei. Ma nelle persone incontrate, nelle attese, nei silenzi, nelle delusioni che impari ad accettare e nelle volte in cui trovi dentro di te la forza di ricominciare.
Ho imparato che si può essere importanti anche senza essere sempre protagonisti. Che appartenere a qualcosa significa, a volte, mettere da parte se stessi. Che la lealtà non ha bisogno di essere raccontata, perché vive nelle scelte che fai quando nessuno ti guarda. Con questa maglia ho conosciuto alcune delle emozioni più belle della mia carriera, ma anche momenti difficili. E oggi sono grato anche a quelli. Perché sono stati proprio quei momenti a costringermi a conoscermi davvero. Ho incontrato campioni immensi, ma soprattutto uomini. Persone con cui ho condiviso molto più di uno spogliatoio: giorni, pressioni, risate, sconfitte, vittorie, paure e sogni.
A tutte le persone che lavorano ogni giorno alla Juventus, spesso lontano dagli occhi di tutti: grazie. Ci sono gesti, parole e attenzioni che magari sembrano piccoli mentre li vivi e che scopri quanto fossero grandi soltanto quando arriva il momento di salutarsi".
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