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INVIATO A MILANO - Nella valutazione complessiva del mercato della Juve bisogna sempre partire da una premessa doverosa. Un punto fermo che serve per analizzare ogni mossa con più lucidità: la scomoda eredità ricevuta da Giovanni Carnevali e Ricky Massara. Tradotto: una rosa strapiena di esuberi con stipendi esorbitanti, inavvicinabili per gran parte della squadre di Serie A e non solo. Gli obiettivi, al netto della mancata qualificazione in Champions League, erano due: aumentare la competitività all'interno dell'organico e muoversi senza provocare incidenti sulla tortuosa strada del Fair Play Finanziario.
Il dato sui nuovi innesti
Missione parzialmente compiuta. A guardare il bicchiere mezzo pieno, si ricavano due fattori: gli innesti arrivati a Torino hanno incrementato la fisicità della Juve e ora il tecnico ha la certezza di disporre di almeno due giocatori per ruolo. Non è poco, considerando i tempi che corrono alla Continassa. La media di altezza dei nuovi innesti parla chiaro: 189 centimetri, un dato ottenuto dalla statura di Ekhator, Celik, Kolo Muani, Alajbegovic, Lucumi, Vicario, Grabara, Pape Sarr e Woltemade.
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La media, oltre ad essere influenzata dal gigante tedesco prelevato dal Newcastle, "risente" anche dell'altezza dei due portieri Vicario (194 cm) e Grabara (195 cm), ma il succo del discorso non cambia. La Juve aveva bisogno di diversificare un gioco che nella passata stagione non sempre ha restituito punti in relazione alla mole costruita.